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Atti del Convegno Nazionale
sul tema
La riforma delle libere professioni:
( Lobby o risorsa per l’economia del Paese ? )
Apertura dei lavori
dott. Guido Cogotti : “ buon giorno a nome dell’Associazione dei dottori Commercialisti della Sardegna che oggi qui rappresento in qualità di Presidente . Un saluto di benvenuto a tutti i professionisti in sala . L’aver voluto affrontare con l’organizzazione di questo convegno il tema della riforma delle libere professioni è l’ennesimo segnale che l’associazione ha a livello nazionale un ruolo di primaria importanza per la categoria . Una associazione quella dei dottori commercialisti che nasce a Venezia nel lontano maggio del 1929 e pertanto ha alle spalle oltre 75 anni di attività . Un’attività svolta con grande impegno dai colleghi di tutto il territorio nazionale nell’interesse della categoria ma non solo , per rendere più idonei gli effetti economici e giuridici delle norme che continuamente si evolvono , in buona sostanza per rendere più trasparenti ed attuabili le riforme sociali . L’ADC , con il suo ruolo sindacale ha quindi il compito di mediare tra le richieste dei singoli e quelle delle istituzioni . Anche ultimamente con la collaborazione di tanti iscritti nelle sezioni locali è stato possibile affrontare temi di grande importanza sociale , quali quello delle riforma del diritto societario e del diritto tributario . La riforma previdenziale e quella dell’Albo Unico tra la categorie dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri Collegiati . Ma lasciando la storia e ritornando all’argomento di questo convegno dobbiamo dare atto che da tempo gli ordini e le associazioni sollecitano una riforma delle libere professioni . Una riforma che assieme ad una chiara regolamentazione delle prestazioni di natura professionale assicuri competenza e correttezza , requisiti sempre più richiesti dal cittadino , dalle imprese , dalle istituzioni pubbliche . La responsabilizzazione sociale dei professionisti deva passare attraverso la concorrenza , elemento oggi richiesto a gran voce a livello europeo che in ogni caso deve essere assicurata tra soggetti professionalmente qualificati e controllati . In questa ottica gli Ordini devono trovare un rafforzamento nei loro poteri e nella loro responsabilità creando sempre più la capacità dei loro iscritti di fornire prestazioni professionali e garantendo la loro professionalità e deontologia . E’ quindi necessaria una disciplina chiara a livello europeo con una nuova apertura alla regolamentazione della società , delle società professionali oggi sempre più necessaria ed opportune in relazione alle esigenze del mercato . Una disciplina che sappia riconoscere il valore aggiunto della pubblicità stabilendo un suo corretto utilizzo da parte dei professionisti . Aspetti questi , e non solo , qualificanti ed indispensabili per essere sempre più competitivi ed al servizio di quanti si avvalgono degli esercenti le libere professioni . Bene , fatta questa premessa invito il Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Cagliari , il dottor Franco Martucci a porgere un suo saluto di benvenuto .
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dott. Franco Martucci : “ buon giorno a tutti vi saluto anche a nome del Consiglio dell’Ordine , saluto i nostri relatori e gli ospiti che parteciperanno oggi a questo incontro e tutti voi partecipanti . Questo convegno organizzato dall’ADC arriva al momento opportuno , in un momento importante perché da un lato ci troviamo in una situazione in cui abbiamo potuto verificare un certo rallentamento nel percorso della riforma delle professioni , dall’altro abbiamo avuto invece una approvazione definitiva dell’Albo Unico . Per quanto riguarda l’approvazione del testo definitivo dell’Albo Unico è un primo passo oltretutto verso la riforma delle professioni , quindi è un primo tassello . Per quanto riguarda la riforma delle professioni se ne parla ormai da anni , ci sono dei rallentamenti , un po’ si ferma un po’ riprende , adesso pare che siamo avviati vero la conclusione e si dice che probabilmente si arriverà alla stesura definitiva del tutto entro la fine di questo anno . Gli elementi che caratterizzano la riforma sono molteplici però quelli ricorrenti che riguardano sia le direttive a livello europeo sia la riforma anche del nostro Ordine con l’approvazione dell’albo unico e l’approvazione del nuovo ordinamento , e gli elementi caratteristici sono ormai la libertà di circolazione in Europa di professionisti e la qualificazione professionale . Quindi la qualità è ormai un obiettivo che tutti si pongono , e io di questo ne sono convinto , abbiamo visto anche la risposta da parte di tutti i colleghi per quanto riguarda la partecipazione alla formazione professionale che debbo dire questo è il terzo anno della formazione professionale ed ha avuto un grande successo , con partecipazione da parte di tutti , quindi la qualificazione è un elemento che a lungo andare è premiante , oltretutto c’è anche l’obbligo di verificare questo aspetto perché dobbiamo salvaguardare anche gli interessi di carattere generale anziché gli interessi di carattere pubblico . C’è l’altro problema delle associazioni , vediamo come andrà a finire pare che siamo avviati verso l’approvazione del doppio binario Ordini-Associazioni Professionali , si dice oggi associazioni che dovrebbero essere costituite fra coloro fra i professionisti che non esercitano attività che sono regolamentate che sono tipiche di Ordini Professionali . Questo vedremo , vedremo anche quali saranno i problemi per quanto riguarda la regolamentazione da parte delle regioni , se c’è solo un problema di rapporti , di coordinamento ordini regioni o si avranno anche dei poteri legislativi per quanto riguarda l’ordinamento . In questo caso io riterrei sarebbe un fatto non positivo perché andremo incontro , a mio avviso , al caos se ogni regione si mettesse a disciplinare le professioni , le associazioni professionali che svolgono la loro attività nelle singole regioni . Per quanto riguarda l’Albo Unico siamo arrivati ormai a un traguardo , questo è un traguardo storico dopo anni di discussioni di polemiche più o meno moderate , più o meno accese , siamo arrivati alla conclusione . Oggi non abbiamo ancora il testo definitivo pare che ci sarà qualche sorpresa , io qualche giorno fa pensavo che avremo potuto vedere oggi ormai gli aspetti positivi dell’Albo Unico devo dire invece che secondo quelle che sono le notizie di questi due ultimi giorni che avete visto anche voi pare che siano state sottratte o scippate , come qualcuno dice , delle competenze si parlava del 730 , che rimane , rimarrebbe , dovrebbe rimanere in capo ai Caff , la assistenza tecnica in Cassazione l’assistenza tecnica tributaria anche questa pare che non ci sia più , il provvedimento una volta uscito da Palazzo Chigi , e rimane come novità l’assistenza nelle vendite giudiziarie , che non è poco , è qualificante ma è molto meno di quello che ci si aspettava . C’è anche qualche altra cosa , così fra le righe che probabilmente sfugge a tutti come ad esempio la nuova disciplina del concordato preventivo è previsto che la presentazione del ricorso sia accompagnato dalla relazione del non del dottore commercialista ma di un professionista che sia individuato fra quelle categorie che possono fare i Curatori , e quindi è un legislatore che deve attestare la esistenza delle condizioni per mandare avanti la procedura . Quindi anche queste sono delle nuove prerogative che vengono riconosciute . Su questo direi che ormai bisogna aspettare qualche giorno per poter fare le valutazioni più adeguate . Il 21 Luglio , mi pare che sia il 21 Luglio , ma riceverete la comunicazione ci sarà una video conferenza del Consiglio Nazionale per informare sull’argomento , e io prendo l’impegno di convocare anche una assemblea degli iscritti per parlare sempre di questo problema . Un’ultima considerazione ho parlato appunto di libera concorrenza di qualità di competitività , perché oggi si parla sempre di competitività , però abbiamo anche parlato di qualità . Io spero che le cose vadano conciliate , fra di loro , e che in nome della competitività non si vada a discapito della qualità perché la qualità deve essere una garanzia , non per noi , ma per i nostri clienti , per coloro che usufruiscono delle nostre prestazioni . Vi saluto buon lavoro a tutti , grazie .
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dott. Guido Cogotti : “ grazie al dottor Martucci , invito per un saluto il dott. Costantino Porcu , Presidente dell’Ordine di Oristano “ .
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dott. Costantino Porcu : “ Buon giorno a tutti , io porto a tutti innanzitutto un caloroso saluto dagli iscritti all’Ordine dei dottori Commercialisti di Oristano , saluto i colleghi qui presenti e i relatori qui alla mia destra . E dopodiché io toccherei l’argomento della concorrenza , è sotto gli occhi di tutti l’attacco quasi quotidiano sulla stampa contro le professioni in genere ma in particolare contro la nostra professione . Si accusano le professioni di limitare la concorrenza , ora si ha poca concorrenza quando i soggetti che offrono un servizio o una merce sono pochi . Non mi risulta che nelle categorie professionali questi soggetti siano pochi , facciamo qualche esempio , i medici , i giovani medici mi sembra che per la gran parte sono disoccupati , quindi vuol dire che di medici ce ne sono moltissimi , la stessa cosa capita nella categorie degli Ingegneri e dei Geometri , moltissimi disoccupati , non parlo dei farmacisti e dei Notai che hanno grosse riserve stabilite per legge . Arrivo alla nostra categoria , già il nostro numero , cioè i componenti dell’Albo Unico , quasi cento mila soggetti sia di per sé sufficiente per assicurare una adeguata concorrenza . Però io vedo la situazione ad Oristano , svolgono la nostra professione quattro o cinque associazioni di artigiani , quattro o cinque associazioni di commercianti , sei o sette associazioni di categoria , poi una miriade di soggetti così detti abusivi , quindi non è vero che c’è una limitazione alla concorrenza . Non lo so come ci si possa difendere da questa accusa , probabilmente alla fine di questo convegno ne sapremo qualcosa di più . Auguro un buon lavoro a tutti e buon giorno “ .
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dott. Guido Cogotti : “invito per un saluto il dott. Vacca , Sergio Vacca , Presidente del
Collegio dei Ragionieri di Cagliari “ .
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dott. Sergio Vacca : “ saluto anch’io tutti , con il collega Martucci ci siamo accordati in questi ultimi anni per evitare di intervenire nei vari convegni , nelle varie assemblee , portando ciascuno il saluto dei Dottori e dei Ragionieri . Ovviamente questa è la prima riunione nella quale si può parlare dell’unica professione , dell’Albo Unico , credo che sia un risultato importante che è stato raggiunto dopo anni di battaglie , di lotte di situazioni , qualche volta anche di criticità che sono state vissute , c’è un percorso ancora molto lungo da fare , credo che occorra che i Consigli Nazionali diano indicazioni e accompagnino questo percorso di transizione le due categorie tutte le problematiche così diverse , su tutto il territorio ci sono situazioni evidentemente molto diverse le une dalle altre , e quindi credo che in questo percorso dobbiamo essere un po’ accompagnati . Però mi piace oggi sottolineare un aspetto , intanto la , diciamo l’argomento che viene trattato , il dibattito che poi si svilupperà sulla riforma delle professioni , un dibattito e una riforma che è attesa da molti anni , il governo finalmente riprende a discutere di questo problema della riforma delle libere professioni , partendo da un testo , quel testo Castelli a cui sono state apportati , credo importanti modifiche , alcune novità , si parla di potestà di legiferazione da parte delle regioni , di argomenti che riguardano le associazioni , che riguardano le commissioni d’esame , che riguardano argomenti importanti credo per tutti . E noi siamo fortemente interessati anche a difendere diciamo i principi e le competenze fondamentali degli Ordini Professionali . E’ anche importante che si sviluppi questo dibattito che credo sia molto significativo anche per dare anche noi un contributo come professionisti alla crescita del nostro Paese , la formazioni e la preparazione dei professionisti deve accompagnare anche in un periodo in cui c’è , credo anche , argomento di oggi una crisi anche nel mondo delle imprese , e quindi c’è anche qualche volta povertà anche di idee e di argomenti che devono accompagnare le imprese nella crescita , e quindi noi possiamo svolgere un contributo e dare un contributo importante anche , anche su questo argomento . Non sempre in questi anni abbiamo attraversato tra Dottori e Ragionieri periodi sempre felici , forse nelle diverse realtà si sono definiti passaggi diversi . I Consigli Nazionali negli ultimi anni forse hanno in qualche modo attenuato questa criticità e queste , queste lotte interne in alcune regioni , in alcuni Ordini locali ci sono state invece situazioni diverse , qui a Cagliari invece per esempio consiglio abbiamo sempre detto che abbiamo vissuto un momento abbastanza particolare perché l’unificazione un po’ l’avevamo fatta da tempo . Io stesso presiedo i Ragionieri e sono nel Consiglio dei Dottori , quindi sostanzialmente abbiamo svolto anche tante cose anche insieme , e soprattutto ci siamo trovati vicini nel momento in cui abbiamo , siamo andati verso la formazione professionale continua . Però questa è storia , io credo che adesso dobbiamo guardare al futuro con una prospettiva di apportare a questa unificazione , a questo Albo Unico tutto il nostro contributo per guardare al futuro con fiducia . Grazie e buon lavoro “ .
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dott. Guido Cogotti : “ Bene , ringrazio per la loro presenza in sala in dottor De Rosas , Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Tempio e di Olbia , il dottor Scanni Presidente dell’ADC Lazio , e il dottor De Riso Presidente dei Consulenti del Lavoro . Terminati i Saluti di rito apro ufficialmente i lavori , passo la parola alla dottoressa Vilma Iaria , la nostra Presidente Nazionale dell’Associazione dei Dottori Commercialisti , nonché collega . Ringrazio per la presenza tutti voi , quindi cedo la parola alla dottoressa Iaria “ .
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dott.a Vilma Iaria:
“Cari colleghi, benvenuti, permettetemi in apertura di ringraziare Guido Cogotti dell’ADC Sardegna, Franco Martucci Presidente dell’Ordine di Cagliari, il Presidente dell’Ordine di Oristano, e il Presidente del Collegio dei Ragionieri di Cagliari per essere qui oggi. A Franco Martucci che da sempre è vicino a noi, vicino all’Associazione grazie di cuore per l’aiuto che ci ha dato.
Quando Guido Cogotti mi propose di parlare di professioni rimasi perplessa, era un momento di stasi, non si parlava più dell’ordinamento professionale, anzi al contrario, venivano costanti attacchi da parte di Montezemolo, nella qualità di Presidente di Confindustria, che ingiustamente accusava le professioni di essere una delle cause di mancata crescita delle aziende. Quasi per sfida ho accettato di venire a Cagliari ed ho pensato di chiedere un sottotitolo che ponesse un interrogativo “professioni lobby o risorse per l’economia del Paese?”. Ad introdurre il dibattito professionisti e studiosi che hanno da sempre trattato, dibattuto con noi questi temi. Per questo oggi è con noi Arnaldo Acquarelli, Presidente dell’Ordine di Roma, che è l’Ordine più grande d’Italia, grande difensore della professione accanto al Professor Prandstraller, che ormai da 20 anni e forse di più parla di professioni, ma di professioni in un’ottica europea perché la riforma delle professioni non può prescindere dall’avere un’ottica europea.
Alla tavola rotonda parteciperanno poi i politici per capire con loro quale sarà l’evoluzione legislativa riguardante la professione e rappresentanti di due professioni a noi molto vicine, gli Avvocati e i Notai, con i quali peraltro l’Associazione ha dei protocolli d’intesa per poter sul territorio scambiare sinergie.
Un protocollo d’intesa è stato sottoscritto anche con i ragionieri.
Ricordo per chi non conoscesse la nostra storia, che l’Associazione dei Dottori Commercialisti già nel ’92 sedeva un tavolo nel Ministero di Grazia e Giustizia unitamente all’Unione Giovani e ai Ragionieri per
discutere sulla possibilità di unificare sotto lo stesso cappello due professioni che esercitavano le stesse funzioni e che avevano ugual ordinamenti.
A un passo dalla soluzione tutto è andato in fumo.
Poi la riforma universitaria ha fatto sì che lo “stare insieme” diventasse un’esigenza, quasi un atto dovuto perché l’accesso agli studi universitari modificato richiedeva la laurea a due livelli e quindi la formazione di un nuovo albo al legislatore. Oggi abbiamo il nuovo Albo ed ha risolto il problema ragionieri- dottori con una norma transitoria che abolisce i due albi e consente ai ragionieri di accedere alla sezione A unitamente ai dottori.
Torniamo all’argomento di oggi, la riforma delle professioni, cosa dobbiamo fare, come daremo una risposta ai nostri iscritti diceva il Presidente del Collegio dei ragionieri nel suo saluto, come possiamo difendere la nostra professione ? Cari amici da Presidente di un sindacato, vi devo parlare con crudeltà, e lo debbo fare perché è necessario scuotere tutti. Fin quando i Dottori Commercialisti non comprenderanno che la professione ormai passa per la tutela dei propri interessi in piazza come i Metalmeccanici, noi avremo sempre, da combattere contro chi ci viene a dire che in nome della concorrenza stiamo rovinando il mercato e che le nostre tariffe impoveriscono le aziende. Queste sono le favole che fanno presa sugli imprenditori che vedono il commercialista come un costo in più da evitare se possibile.
La concorrenza come diceva bene il Presidente del collegio, la viviamo tutti i giorni, ma la viviamo nel nostro interno e non nei confronti degli altri, e le tariffe cari colleghi, siete mai riusciti ad applicarle ? Io vorrei proprio capire chi riesce ad applicarle con la concorrenza sleale delle associazioni di categoria, autorizzate a fare quello che noi facciamo. Perché la dobbiamo finire con questa favola della professione tutelata, noi non abbiamo nessuna tutela, noi non abbiamo nessuna riserva indiana, noi dobbiamo essere lobby per far capire che siamo risorse per l’economia
del Paese. Questa è la verità. Non è una scelta essere lobby è una necessità.
Fare lobby significa che dobbiamo alzarci dalla nostra scrivania, dobbiamo cominciare a partecipare nei luoghi dove si tratta di temi che riguardano la nostra professione, dobbiamo far capire ai politici che anche noi come i Metalmeccanici, come i dipendenti dello Stato abbiamo diritti da difendere.
Avete visto per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei dipendenti pubblici s’è fatta la fine del mondo. Ma signori, alla fine, il dipendente rispetto a un professionista ha più diritto o meno diritto di rivendicare qualcosa ?, il professionista si può mai permettere di fare tre mesi di ferie ? o di fare due mesi di malattia senza che ciò infici il lavoro dello studio ? Io domando a voi quante volte avete dovuto rinunciare a stare con le vostre famiglie per poter prestare assistenza ai vostri clienti.
Vedo tante donne in sala e chiedo alle colleghe avete potuto adottare per la Vostra maternità le regole vigenti per i dipendenti. Certamente no mi risponderete perché se ti allontani dalla professione per un lungo periodo quando torni hai perduto la clientela.
Questa è la verità cari colleghi, questo è quanto noi dobbiamo fissare bene in mente.
Allora ripeto. Noi non siamo una casta privilegiata ma siamo lavoratori della conoscenza che hanno meno privilegi di qualsiasi categoria di dipendenti che volessimo prendere ad esempio.
La verità è una sola noi oggi siamo un Paese europeo. La professione la dobbiamo vedere in un contesto più largo, in un contesto più grande, diceva giustamente il professor Prandstraller ieri sera a cena, la politica la farà Blair che sarà il prossimo presidente di turno.
Ed allora i professionisti di Cagliari piuttosto che i professionisti di Roma o di Reggio Calabria debbono comprendere che non possono pensare al loro orticello e che per sopravvivere è necessario affrontare con più professionalità il mercato perché così si fa la differenza.
Il nostro Sindacato nasce nel ’27, nel 29’ fa riconoscere il titolo di dottore commercialista e promuove la costituzione degli Ordini ed introduce il concetto delle regole, oggi invece in nome della libertà di mercato e della globalizzazione si vogliono cancellare le regole, perché cancellare gli Ordini vuol dire cancellare le regole.
L’ADC in occasione della ricorrenza dei 75 anni dalla fondazione ha istituito una scuola di formazione.
Una scuola un po’ particolare che si basa su attività pratiche e nuove perchè vogliamo indicare ai dottori, che la nostra strada vede oltre al fiscale … nuove funzioni, nuove strade da percorrere, sia per supportare con professionalità ed efficienza l’impresa che già esiste che per stimolare la creazione di nuove imprese innovative che facciano crescere l’economia del Paese.
Per esempio, formando i conciliatori non avremo l’Associazione artigiani che ci fa la concorrenza, se noi andremo a formare gli ispettori delle cooperative, avremo contribuito a creare nuove possibilità di lavoro ponendoci sul mercato in maniera qualificata e fuori dalle funzioni svolte anche da chi non è professionalmente adeguato..
La scuola sarà quindi centro di sperimentazione e di ricerca di funzioni innovative da esercitare nel futuro.
Noi siamo da sempre i tutori delle piccole e medie imprese che sono il tessuto di questo Paese, ma ricordiamoci anche che la nostra professionalità aumenta in proporzione alle nostre specializzazioni che ci consentono di portare sul mercato nuove opportunità di crescita per le imprese. E’ questo quello che ci fa vincere. E’ difficile perché abbiamo solo 75 anni siamo una professione giovane se ci confrontiamo ad esempio con gli avvocati ed i notai. Il tempo trascorso ci ha insegnato che dobbiamo essere vigili perché altrimenti saremo sommersi dalla filosofia di Confindustria che vuole le eliminazioni delle professioni per far prevalere i propri interessi nell’ambito della consulenza alle imprese.
Tutti saprete che ci è stata tolta la nuova prerogativa concessaci in sede di applicazione della delega Legge 34 dell’invio dei 730. Non vi debbo spiegare che cosa significa, i 730 servono a finanziare i Sindacati e le Associazioni di Categoria.
Sindacati e Associazioni si fanno sentire battendo i pugni, prima o poi tutti i governi cedono a queste forte lobby. Ed allora scusate, abbiate la compiacenza, perché anche noi non possiamo battere i pugni, perché abbiamo paura di rivendicare ciò che è dovuto? In merito ai 730 Vi anticipo che il Sindacato farà di tutto affinché esso venga liberalizzato, è un nostro diritto e lo rivendichiamo in nome di quella libertà di mercato invocata da Confindustria e dall’Antitrust.
Bene, ho voluto introdurre dicevo in maniera forte l’incontro di oggi, ho voluto essere forte nell’esposizione dello scenario che riguarda appunto la nostra professione perché, ripeto, credo fermamente che la nostra vita dipenda da noi stessi, che la vita delle professioni è nelle mani di ognuno di voi se riusciremo a capire questo, forse avremo un avvenire, se non riusciremo a capirlo mi dispiace dirlo da qui a dieci anni saremo forse tutti impiegati di Confindustria, io non più perché non avrò più l’età, ma i giovani sicuramente si. Passo ora la parola al Professor Prandstraller che sicuramente ci illuminerà sul futuro.
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Professor Prandstraller : “ grazie dottoressa e un saluto molto cordiale a tutti voi , spero si sentano attraverso questo microfono le considerazioni , possibilmente sintetiche che cercherò di fare su questo tema che in verità oggi è gigantesco , il tema del futuro delle professioni . Allora io vorrei con molta semplicità recuperare alcuni argomenti storici che forse apparentemente sono estranei al mondo delle professioni e del lavoro professionale , e che invece a mio giudizio sono intrinsecamente legati con questo tipo di tematica . Direi che i punti fondamentali oggi , 2005 , sono sostanzialmente tre . Uno è l’exploit economico , enorme , formidabile della Cina e dell’India che la segue . Il secondo è l’evoluzione del Capitalismo e dei suoi contenuti , quale è venuto a delinearsi particolarmente negli ultimi anni con l’avvento del nuovo secolo . Il terzo è la posizione che viene ad assumere ormai il lavoro professionale , le professioni e soprattutto la scienza nella Europa di oggi , alla luce della sua crisi , alla luce particolarmente dei due referendum che sono avvenuti nel mese di giugno e che hanno in qualche modo stroncato l’ipotesi di approvazione di una costituzione europea . Tutti questi tre argomenti dico con molta semplicità che hanno una attinenza diretta col mondo delle professioni anche se possono apparire lontani , certo sono lontani da quella visione puramente legalistica basata sulla citazione di commi e di leggi da e da non fare o da abolire , che alla base di molte discussioni , però io credo che i fenomeni sociali ed economici di grande rilievo che incidono direttamente sulla produzione abbiano una importanza determinante sul nostro argomento , e quindi perdonerete se queste riflessioni sembrano lontane dal tema della riforma , dell’approvazione di una specifica legge eccetera eccetera , perché in realtà l’atmosfera generale grava in modo pesante su quello che è lo sfondo diciamo sociologico ed economico in cui si muovono tutta la categoria oggi del lavoro professionale . La Cina , è noto che la sfida cinese , quella che è chiamata la sfida cinese , che viene dopo , viene terza rispetto le grandi sfide del secolo ventesimo , la sfida giapponese e la sfida americana , c’è la fida cinese , questa sfida porta alla vista del mondo in particolare a partire dalla seconda parte del 2003 , la esistenza di un nuovo polo economico di grandissimo spessore numerico e soprattutto produttivo basato in fin dei conti sugli stessi criteri seguiti dall’America con la sfida americana dagli anni 80 in poi , e cioè praticamente una nuova polarità fondamentale nella produzione mondiale , che vorrei dire minaccia in un certo senso di coinvolgere qualcosa come un miliardo e mezzo due miliardi di persone che probabilmente verranno portate attraverso questa sfida che a quanto pare è riuscita da uno stato di indigenza a uno stato di relativo benessere . Questo stesso fenomeno dimostra l’imponenza di questa sfida e dimostra anche come essa modificherà l’economia di tutto il mondo . Allora di fronte a questa sfida occorre domandarsi , io penso qual è la sorte , qual è lo stimolo che essa arreca al mondo delle professioni , e al mondo del lavoro intellettuale e professionale in generale . Io ho osservo soltanto due cose . La prima cosa è questa : come fronteggiare questa sfida ? molti lo dicono , lo ha detto anche il Cipolletta , mi pare anche l’altro giorno , che l’unica possibilità di fronte alla questione dei bassi salari , quindi della possibilità della Cina e dell’India di offrire prodotti a bassissimo costo è quella di potenziare enormemente i servizi . E’ occorre domandarsi le performances intellettuali , professionali , quale peso avranno in questo fenomeno , in questo tipo di strategia . A mio parere enorme , si dice oggi che questa è l’epoca degli architetti , ed è giusto perché se andate in Cina vedrete quanta parte hanno gli architetti nella ricostruzione della Cina . Dico questo a titolo di mero esempio , impressionistico se si vuole , però rivela che sono i progetti , sono le performences intellettuali , sono le idee , sono le procedure , sono probabilmente le cose che afferiscono all’arte , alla moda , che hanno una possibilità di incidenza su quella società e una possibilità , diremo pure , usando la solita parola abusata di concorrenza rispetto a un contesto enorme che può vendere prodotti a cifre infinitamente più basse delle nostre . E allora la domanda susseguente è molto semplice , chi offre , chi può offrire questo tipo di servizio ? chi crea i servizi professionali , i servizi intellettuali sono i professionisti , e sono i creativi , altra categoria che è stata introdotta recentemente da Florida di cui parleremo un momento dopo , che però ha una grande importanza perché quando si dice che è la creatività che fa la differenza dei prodotti , è la creatività che costituisce il diverso che quindi costituisce anche la possibilità di alternarsi rispetto all’esistente e al conosciuto si dice una cosa tanto ovvia che è quasi difficile crederla , e cioè che bisogna avere idee , bisogna avere scienza bisogna vere conoscenza sempre aggiuntiva per poter fronteggiare dei prodotti che saranno offerti a dei prezzi imbattibili , di fronte alla nostra possibilità di produzione . Quindi questo è il primo punto . Secondo punto i knowledge workers in Cina , i lavoratori della conoscenza in Cina , alias i professionisti creativi in Cina sono oggi prodotti in quantità immensamente superiore alla nostra . Numericamente superiori alla nostra in maniera enorme , non stabilisco delle proporzioni , dico semplicemente in maniera enorme , si parla degli ingegneri come di un fenomeno comune , degli ingegneri prodotti dall’India . Come si parla nello stesso modo degli ingegneri dei biologi , dei chimici dei matematici eccetera che saranno prodotti in Cina , dalla Cina , nel contesto cinese . Come si farà a fronteggiare questi numeri , noi ci troveremo in una situazione in cui disprezzare le professioni diventa delitto , diventa pura follia , perché non potremmo contrapporre a queste enormi masse che cavalcano l’idea che la scienza è diventata fondamentale nel mondo della produzione altro che numeri molto limitati , se sconfiggeremo anche questi numeri , quelli che abbiamo credo che rasenteremo la follia . E se è questo che vuole Confindustria , credo che Confindustria sia veramente fuori strada . Quindi questi due argomenti , necessità di introdurre una politica dei servizi molto elevata , molto qualificata che può basarsi a sua volta soltanto sul lavoro intellettuale , cioè sulle professioni e sui creativi , e dall’altra parte necessità di contrapporre quantitativamente e qualitativamente i knowlwdge workers , cioè i lavoratori della conoscenza , cioè i professionisti creativi , ai grandi numeri di questi addetti diciamo che sono prodotti nel contesto cinese e ormai indiano , questi due argomenti rivelano immediatamente come disprezzare il lavoro intellettuale , disprezzare le professioni , disprezzare i creativi sia diventata pura follia suicida . Questo è il primo punto . Passiamo ora al secondo punto , molto brevemente , perché non possiamo evidentemente fare delle trattazioni sistematiche di questi temi così eccitanti . Ecco , l’irrompere di quello che è il Capitalismo attuale . Questo Capitalismo bisogna ad un certo momento cominciare a capirlo per quello che è , vorrei dire con una lieve malizia molto al di là di quello che fanno gli economisti , perché il Capitalismo non è soltanto un sistema produttivo , nato grossomodo nell’800 , forse anche prima . E’ un sistema produttivo che ha avuto delle variazioni fondamentali nel corso della storia . Oggi cos’è realmente il Capitalismo , è un sistema di produzione che a mio avviso non potrebbe resistere , non potrebbe sussistere se non ci fosse alle spalle la scienza che produce continuamente nuovi prodotti , che produce nuovi brevetti , che apre nuovi mercati . Pensate , soltanto per esemplificare ai mercati dei farmaci se si trova una medicina idonea a sconfiggere certe malattie , basandolo su certe tecnologie pensate quali immensi mercati si aprono . E allora i capitalisti si avventano su questi nuovi mercati , e il Capitalismo prospera in questa chiave , se non ci fosse questo continuo afflusso di creazioni scientifiche , di scoperte scientifiche alle spalle del Capitalismo , i capitalisti non potrebbero più sussistere . Reclinerebbero e sparirebbero e il sistema diventerebbe insignificante . Questa è la realtà di oggi , ed è per questo che le grandi potenze in particolare , l’America (gli Stati Uniti ) e dall’altra parte L’Inghilterra che ha capito perfettamente l’antifona , e i Paesi dell’Europa del nord hanno imboccato la strada della scienza e della ricerca a tutto campo perché appunto il Capitalismo che loro impersonano , il sistema liberale o liberistico che loro impersonano si basa essenzialmente su questo . Si può essere liberisti finché si vuole e cioè avere la più ampia possibilità di mercato , ma se nel momento buono non hai prodotti validi da vendere , che cosa fai ? ecco , quindi l’affermazione teorica di un liberismo generico non significa oggi nulla , ci vorrà il liberismo generico più la presenza di prodotti che sono dati dalla ricerca , dalla scienza , altrimenti che fai ? altrimenti offri l’aria fredda e naturalmente tutti gli altri potranno facilmente superarti e vendere a prezzi inferiori quello che è già acquisito alla conoscenza normale . Questo processo a mio parere è destinato a raggiungere livelli ulteriori , e io nel libro che forse è stato distribuito ho abbozzato la teoria che noi andiamo verso non un Capitalismo diciamo sotto-cognitivo , ma un Capitalismo super cognitivo , i prossimi decenni vedranno questo tipo di sfida , super cognitivo vuol dire che la scelta avrà più importanza , più peso , e non meno peso in questo tipo di Capitalismo . Questa è una nozione che io abbraccio , che io adotto , e che reputo importante perché evidentemente è da questo che dipende poi l’avvenire dell’Occidente e la possibilità di resistere alle sfide che sono in atto . La nostra capacità di fronteggiare queste sfide sul piano della conoscenza , della scienza , delle idee , della creatività . E quindi un Capitalismo super cognitivo è nella prospettiva e dobbiamo tenerlo nella prospettiva , perché questo è con tutta probabilità il cosiddetto avvenire del mondo avanzato . Poi c’è l’altra parte del mondo che ha rinunciato perché non poteva , perché non voleva e che precipita in un abisso di nullità di inesistenza , come tutte le potenze oggi che non hanno A) la scienza , B) le tecniche conseguenti , C) delle classi idonee a sostenere la ricerca e a sostenere l’avanzamento scientifico . Questo è il terzo elemento che mette immediatamente in risalto l’importanza delle professioni , perché nel mondo moderno , per chiunque abbia un po’ di cervello è chiaro che sono le professioni intellettuali nel loro ampio raggio , in tutto il loro ampio raggio che reggono , che sostengono questo tipo di società . Una società basata sempre più sulla scienza , le professioni sono delle attività specifiche basate sulle scienze , sulle scienze ricordiamoci bene , non su qualcosa di vago , siano esse fisiche , biologiche , comportamentali , psicologiche , tutto quello che volete , sono sempre scienze . Quindi su questo punto fondamentale si basa il professionalismo del futuro , e non è affatto un caso , e chiudo poi su questo argomento , e passo al terzo , che il professionalismo oggi dilaghi dappertutto . Questo è un fatto che non possono ignorare le professioni riconosciute , perché è il loro merito se ciò avviene , è il modello professionale che nel lavoro professionale oggi prevale , e vive agognato da masse sempre più vaste , non è il modello Tyloristico , della fabbrica dell’ingegner Taylor e di Ford , che è abbandonato completamente ormai , salvo in quei Paesi che ne hanno bisogno per sopravvivere . E’ il modello sul continuo riferimento alla conoscenza scientifica , la continua preparazione è basato sulla esistenza della autonomia di chi lavora , fenomeno fondamentale , importantissimo che si applica anche nel lavoro intellettuale dipendente , entro misure forse più limitate ma comunque significative ed è poi il lavoro professionale che si basa sembra su un etica delle professioni , che l’etica è un elemento storico che le professioni hanno dato al lavoro , al mondo del lavoro , perché evidentemente senza un’etica del lavoro che si riflette particolarmente nei rapporti con il fruitore , cioè con quello che noi chiamiamo il cliente , colui che fruisce della prestazione professionale , che è in una condizione di inferiorità rispetto al professionista che si manifesta l’importanza dell’elemento etico , nella concretezza di questo rapporto . Quindi è questo il modello che conta nel lavoro attuale e del futuro , non il modello Tayloristico del lavoratore della catena di montaggio . Chiedete un po’ in giro se accettano il lavoro della catena di montaggio con le sue caratteristiche burocratiche , autoritarie che era nel modello Tayloristico , vi risponderanno no , nemmeno per sogno . Lo scopo , la meta è sempre questa , cioè questo nuovo modello che allarga , per così dire , a dismisura il professionalismo e lo rende una aspirazione di sempre continue masse di persone . Ora questo elemento , a mio parere importantissimo , non tocca direttamente le professioni riconosciute , è chiaro , le professioni riconosciute hanno delle leggi che le proteggono , ma l’altro lavoro è un rafforzativo della mentalità professionale , che va fino alla base della società ormai , oggi i giovani aspirano ad essere dei professionisti , e non degli impiegati privi di qualsiasi potere , di qualsiasi autonomia . Questa è la realtà psicologica e sociologica verso cui si va , e perciò questo fattore rinforza enormemente il mondo delle professioni . Vi dirò anche che , e qui una piccola malizia che dico , anche gli imprenditori , ma di questo parlerò dopo , devono professionalizzarsi . Gli imprenditori sono di fronte a una scelta , una scelta di campo direi , essere imprenditore audace e avventuroso che va in cerca di fortuna può essere imprenditore che sa fare l’imprenditore , e l’imprenditore che sa fare l’imprenditore è un imprenditore dotato di conoscenze , e riferito alla scienze , quindi è un imprenditore professionale . Quindi la categoria della professionalità del professionismo , è una categoria estensiva , espansiva , invasiva vorrei dire che perfino nel mondo degli imprenditori che tanto spesso disprezzano le professioni si arriva al punto che devono anche loro professionalizzarsi . Chiudo questo punto e ne parleremo brevemente dopo . Terza questione , la questione dell’Europa , questa questione è scoppiata direi molto opportunamente prima di questo convegno , nel senso cronologico del termine , perché è scoppiata nel mese di giugno 2005 , quindi l’abbiamo sotto gli occhi . Che cosa significa la sconfitta diciamo della approvazione della costituzione europea in due Paesi importanti la Francia e l’Olanda , eh significa la sconfitta di un modello di costituzione , però le ragioni profonde di questo fatto implicano una considerazione dei grandi modelli diciamo economici su cui si basa l’Europa . Anche l’Europa è venuta a trovarsi di fronte a questo impatto formidabile che è la Cina , anche l’Europa come del resto gli Stati Uniti ha dovuto prendere visione di una realtà completamente nuova che ha la caratteristica di essere micidiale e distruttiva in potenza , quindi molto seria come tutte le cose mortali , quando ci si trova di fronte alla morte bisogna stare attenti , e qui la riflessione europea risente evidentemente di questo fatto . Allora qui i modelli che sono in gioco sono due , e grossomodo due , attualmente almeno , non parlo di un modello italiano perché pare che non esista , ma parlo di modelli che sono leggibili sostanzialmente in giro , allora questi modelli sono stati abbastanza brutalmente messi in evidenza come diceva la dottoressa Iaria prima da un personaggio abbastanza singolare , ma non privo di significo, che è Tony Blair , che li ha detti con una certa brutalità , li ha detti prima con una intervista apparsa anche sul corriere in modo molto importante , molto chiaro su intervista di due francesi , e successivamente nel discorso che ha pronunciato di fronte all’Assemblea dell’Unione Europea . Sostanzialmente il discorso è questo , accettiamo il modello essenzialmente basato sull’agricoltura , il modello tecno burocratico dell’Europa prevalente oggi , ripeto basato non tanto sui servizi e sulla scienza , ma sull’agricoltura , su attività primarie facili . Oppure dobbiamo considerare che per vendere i nostri prodotti occorre planare su un modello diverso , cioè il modello di chi lavora sulla base della scienza , sulla base della tecnologia sulla base della ricerca , ecco la parola magica ! sulla base della ricerca strenua , e mai finita che implica che si offrono prodotti nuovi perché li si è creati attraverso la ricerca , attraverso le nuove idee , attraverso la creatività , e quindi si oppone al gigante che sta sullo sfondo la possibilità di dire , io ho un prodotto più avanzato del tuo , una serie di prodotti più avanzati del tuo , per cui se tu anche anche offri i tuoi prodotti a prezzi privi di possibilità di raffronto con i nostri , io ti dico che i miei prodotti sono migliori , sono più appetibili , insostituibili , questo è il concetto , e questo è il concetto che a mio modo ha avanzato Tony Blair in questa fase delicatissima dell’Europa. Allora noi di fronte a questo concetto che andrebbe ovviamente sviluppato in termini molto più ampi , ma che nella sostanza è questo , poter dare , poter mettere sul mercato prodotti migliori , continuamente migliori di quelli degli altri , bisogna riflettere , il mondo delle professioni è più vicino al primo modello , dell’agricoltura , dei vignaioli , degli allevatori di vacche , quello che volete , oppure al secondo modello , quello che punta sulla scienza , sulla creatività , quello che punta su idee nuove sulla ricerca soprattutto continua , quella ricerca che in Italia è stata abbandonata ahimè , abbandonata del tutto di fatto , nella sostanza tutto abbandonato , abbandonata l’energia atomica , abbandonata , la chimica , abbandonate le cellule staminali , abbandonato tutto ciò che è moderno per le più varie ragioni che non sto qui a dissertare . Le professioni come si pongono di fronte , qui le professioni a mio parere come entità complessiva si devono pronunciare , avremo un dibattito in Europa su questo problema , su questo enorme problema che condizione l’esistenza di un intero continente ormai , avremo un dibattito , quale modello scegliere nell’economia , nella produzione , e noi professionisti non possiamo stare alla finestra , parlerà la Cgl , parlerà Uil, parlerà la Cisl, parlerà la Confindustria naturalmente che non so si esprime su tutti i problemi generali , e noi il mondo dell’intelligenza , il mondo della creatività , il mondo della professione in generale staremo zitti su questo problema , qui occorre un pronunciamento , delle professioni su questo tema , occorrerà un congresso , qualcosa che dica qual è la nostra professione , non possiamo rimanere estranei ai problemi decisivi d’importanza vitale per l’avvenire dell’economia . Quindi incominciamo ad aprire una riflessione su questo gigantesco tema , e domandiamoci qual è il modello che afferisce alle nostre tesi e ai nostri interessi e ai nostri bisogni che sono diventati i bisogni della produzione industriale e civile . Detto questo io vorrei un momento ripiegare sulla seguente considerazione . Mi pare che da questo insieme risulti in modo abbastanza inequivoco che oggi il problema delle professioni e il problema dei creativi che è parallelo a questo che è stato sollevato come certamente voi sapete in modo autorevole da un certo Richard Florida , americano che anche recentemente ha pubblicato un secondo libro , il volo della classe creativa : “The fligth of the creativity class” che è uscito pochi giorni fa . Quindi praticamente il problema dei creativi , dice Florida che negli Stati Uniti i creativi , in cui comprende i professionisti , le reti di servizi , i creativi in senso proprio , raggiunge ormai il livello di circa il 30% , dico il 30% dell’intero lavoro , dell’intera forza lavoro degli Stati Uniti . Quindi non è più un problema secondario , allora questa massa di persone che sono le professioni più i creativi quale incidenza hanno sulla produzione , concetto tipico se volete di stampo marxiano dove ha la sua importanza , sulla produzione noi oggi portiamo un apporto al mondo della produzione , non al mondo della sovrastruttura , o delle mere idee o delle favole , della produzione , cioè della vita stessa , delle popolazioni , nella competizione internazionale . Noi non siamo estranei a questo mondo , siamo la parte decisiva e importante di questo mondo . Questo è un concetto che non va sottovalutato , non possiamo rimanere alla finestra perché da noi , da questi elementi lo dovrebbero capire immediatamente i politici , dipende la possibilità di una produzione competitiva . e se non si ha questa si va a fondo in modo più o meno irreversibile , cioè si appartiene ad un universo che non è costituito dalle potenze che contano , dal G7 o il G8 , diciamo pure tanto per esemplificare concretamente , ma si va verso un mondo di persone che non hanno più niente da dire nella competizione internazionale , economica e quindi che sono declassate immediatamente in un mondo , consentitemi , crudele come questo . Allora , questo è il problema centrale che investe le professioni , essere presenti nel mondo della produzione , ora in questo mondo della produzione bisogna essere presenti e bisogna portare dei contributi significativi . Lo scopo del movimento delle professioni , io così lo chiamo è quello , oggi , di essere presenti nel mondo della produzione , come forza primaria . L’ho chiamata delle volte terza forza , oggi è la forza decisiva , cioè i tempi , consentitemi , mi hanno dato ragione , è il lavoro intellettuale oggi che conta . Io rispetto moltissimo il lavoro non intellettuale , il lavoro che si definisce manuale , però devo dire che se esso va protetto , non significa nulla nel mondo della produzione , perché chi non ha qualifiche , chi non ha capacità intellettuali oggi , o intellettive se volete , non pesa nulla nelle decisioni , non è nulla nelle decisioni . Questo lo dovrebbero capire i nostri giovani , oggi non si fa niente se non attraverso l’acquisizione di conoscenze , se non avete conoscenze uscite dalla porta , non contate più nulla , non siete considerati nulla , e così è nel mondo economico . Quindi il problema diventa sembrerebbe questo . Ora qual è la situazione delle professioni oggi in Europa ? e qui planiamo su un testo legislativo , la direttiva europea 2004 che mi pare , ce la ho qui davanti , insieme ad altre che l’ hanno preceduta , ma sostanzialmente la situazione è questa
: esiste una direttiva , che è questo malloppo che ho sotto gli occhi , che disciplina che cosa , il riconoscimento delle qualifiche professionali . Allora la lettura viene dopo il consiglio europeo di Lisbona , viene dopo tante altre cose , però secondo me chiude un’epoca , l’epoca in cui ci si domandava , come regolamentare le professioni ? Infinite discussioni , Ordini o Associazioni ? Allora , gli Ordini dicono : se abolite noi tutto è finito , perché non c’è nessuno che difende il lavoro intellettuale . Quindi se sono aboliti gli Ordini chi difende il lavoro intellettuale , la CGL li difende , … non so ?, probabilmente sarà stata questa l’ipotesi . Gli altri dicevano il modello anglosassone , il modello anglosassone significa le professioni si costituiscono non dall’alto ma dal basso , si crea un’associazione , l’ Associazione diventa potente , ed è potente quando riconosce i propri mezzi . E all’ora nasce l’Associazione dei medici degli avvocati in America , che sono infinitamente più potenti dei nostro Ordini in Italia , perché l’Associazione fa lo stesso lavoro che fanno gli Ordini . Che cosa ha fatto l’Unione Europea con questa direttiva , questa direttiva va letta unitariamente , ma io credo che sia importante capire una cosa fondamentale , ed è questa : la direttiva europea accoglie il principio e il sistema delle credenziali . Come ricorda la dottoressa Iaria , abbiamo discusso infinite volte del sistema delle credenziali . È una cosa molto semplice : significa che tu per essere medico devi avere delle credenziali , cioè devi aver fatto gli studi universitari , fatto poi l’esame di stato , tu presenti le tue qualifiche e con quelle qualifiche vai , sei ammesso nel sistema dei medici , e così pure gli Avvocati , e così pure i Dottori Commercialisti . Questo sistema delle credenziali lungamente criticato significa semplicemente che senza determinati studi , determinata preparazione , senza il superamento di determinati esami non si può diventare professionisti . Ora questo sistema è sostanzialmente accettato dalla Direttiva 2004 , perché la Direttiva 2004 dice che possono esercitare le professioni , nel rispetto degli Ordinamenti , dei singoli Stati che sono sovrani nell’ammettere o non ammettere determinate regolamentazione nelle professioni , nello stabilirle e nel fissarle , esiste un sistema generale , un regime generale , così lo definisce la Direttiva , regime generale delle professioni riconosciute . Allora tutto questo immenso discorso , questo chiacchierare , trova adesso questa indicazione legislativa , farà piacere ai giuristi i quali si attaccano sempre alle norme , mentre i sociologi sono po’ più vari sugli argomenti . Ma vuol dire ecco la norma , ecco il comma , le professioni , le libere professioni sono garantite esplicitamente da questa normativa che ha questo preciso contenuto . La professione regolamentata , i titoli di formazione , la prova attitudinale , l’esperienza professionale , ci sono le definizioni dentro , le Associazioni possono anche loro rilasciare titoli di formazione e via dicendo che le vengono riconosciute accanto agli Ordini a seconda dei Paesi di cui si discute , gli organismi professionali sono rappresentativi , lo dice sempre la Direttiva , poi si parla di medici , di infermieri e via dicendo . Ora a mio parere l’apparizione di questa importante Direttiva toglie di mezzo almeno due reprimende solite che sono continuamente avanzate contro le professioni , toglie di mezzo anzitutto la critica di corporatismo . Questo è un fattore importante , il ritornello ricorrente contro le professioni è di essere corporativi . Che significa ? io credo che oggi tutti più o meno siano leggermente corporativi , dagli artigiani ai commercianti , non si parla di Confindustria , non si parla dei sindacati e dei lavoratori dipendenti , tutti sono corporativi , però per corporativismo qui si intende l’autoreferenzialità , una propria organizzazione a difesa degli interessi categoriali . Ora come fa l’Ordine dei medici a non difendere la propria identità ? Come si può dire che chi non hai mai studiato Anatomia , Fisiologia può fare il medico ? Lo diceva Mao Tzetung , come si fa a dire questo , che si potevano aprire le pance e fare interventi difficilissimi senza essere stato neanche un giorno all’università nella facoltà di medicina . Ci sarà qualcuno che dirà questo , io domando , e lo stesso per gli Avvocati , lo stesso per i Biologi , lo stesso per tutte le altre categorie , le categorie ? Le vostre categorie . Quindi la critica del corporatismo di fronte al sistema delle credenziali accettato dall’Europa io credo che subisca una fierissima batosta , non si potrà più dire che sono corporativi quelli che per essere ammessi ad una professione devono esibire determinati titoli , determinati esami , determinati … , è un sistema di esami praticamente , il sistema delle credenziali . In secondo luogo , qui sarà difficile impostare il sistema critico di Mario Monti , e cioè sulle questioni della concorrenza , l’antitrust e via dicendo , assumendo che queste categorie sono categorie privilegiate che escludono gli altri … mah escludono gli altri …? Escludono tutti quelli che non possiedono delle credenziali , per forza di cose eh . Se tu vuoi fare il sacerdote devi fare i seminari , e ora vieni nominato anche vescovo magari in un secondo momento , ma se tu non fai questo vieni escluso . Quindi il problema della concorrenza a questo livello viene completamente sfuocato , questo mi pare estremamente importante . Allora di fronte a questa questione noi troviamo una regolamentazione già esistente che a mio parere svuota almeno in parte il problema della legge quadro . Faccio questa affermazione che mi pare consequenziale , questo sistema di riferimento a tutte le professioni europee che praticamente le ammette nelle forme che sono previste dalle varie costituzioni , nei vari ordinamenti , svuota in gran parte l’esigenza della legge quadro su cui si è tanto combattuto . Io non dico che non possa essere varata una legge , voi sapete tutta la storia di vari progetti che sono , che sono stati snocciolati e sempre accantonati negli ultimi dieci anni : Progetto Mirone , Progetto Fassino e adesso il Progetto Vietti . Però di fronte a questo c’è una cappa , c’è un soffitto che raccoglie tutte le forme professionali riconosciute e quindi svuota il profondo significato di riconoscimento di un sistema professionale che era appunto lo scopo , l’obbiettivo di quelle leggi , di quei disegni di legge per i quali giustamente le professioni hanno lungamente combattuto invano , perché questi senza motivazione sono stati sempre respinti . Però naturalmente lascia aperta la possibilità di introdurre ampliamenti , variazioni , per esempio sulle società professionali ecc. ecc. che sono rimaste fuori da questi schemi e che devono essere trattati , comunque facilita l’insieme , rende per così dire inoppugnabili le qualifiche professionali , rende a mio parere inoppugnabili le categorie professionali riconosciute , tutte , quelle che sono state riconosciute dalle leggi dello stato , e rende riconoscibili quelle che possono essere riconosciute . D’ora in avanti cioè non si potrà più dire , non si potrà dire , più , che questo sistema è contestabile ecc. ecc. Questo è molto importante per noi e per la nostra azione futura , vorrei ora dire in cinque minuti perché la cosa mi sta a cuore ed è importante , per concludere Presidente . Le professioni giunte a questo punto , le professioni , le professioni europee , le professioni italiane , le professioni riconosciute intendo , con tutte le loro appendici , possono oggi seguire le stesse strategie , che seguivano prima , di questi avvenimenti ? a mio parere no . La risposta è no . Qui si pone un problema fondamentale , creare nuove strategie per le professioni … , e vorrei dire , aggiungere per le attività intellettuali . Bisogna pensare , bisogna ideare un tipo di strategia che non sia più puramente difensiva come sono state le strategie fino ad ora , reclamare cioè l’esistenza di un ceto professionale di una terza forza e così via dicendo . Bisogna porre il problema in relazione al mondo della produzione . Il problema oggi diventa professioni e produzione , non potete più ignorare la nostra indispensabilità per l’intera produzione , questo è il problema . Allora io dato il tempo breve perché qui il discorso potrebbe essere piuttosto lungo , vorrei almeno accennare a due punti fondamentali , ci sono a mio parere almeno due rapporti che debbono essere profondamente modificati , due rapporti , uno è certamente il rapporto con gli imprenditori , che è un rapporto oggi inadeguato e non trattato con la intelligenza che richiede . Il secondo rapporto è quello della relazione con i mezzi di produzione di massa , in particolare i grandi giornali e la televisione . Questi due rapporti meritano da soli più di un convegno , però alcune parole spero che mi siano consentite perché questo è un discorso che aprirà spero , sono convinto , a nuovi incontri , nuovi discorsi , nuove prese di posizione intelligenti da parte delle professioni . Il primo è quello con gli imprenditori , io dico che il rapporto con gli imprenditori nel modo con cui è posto oggi dagli imprenditori è un rapporto assurdo . Una volta che si è dichiarato , che si è ammesso , che si è riconosciuto che il mondo delle professioni è direttamente connesso con la produzione , il rapporto con gli imprenditori non può più essere il rapporto meramente strumentale e di sostanziale elusione , se non disprezzo , che può esistere oggi , che esiste oggi , se anche a parole si parla continuamente di innovazione non si dice chi fa l’innovazione , ora l’innovazione non la fa l’imprenditore , gli imprenditori devono capire che devono non solo fare ricerche a loro spese , cosa che non vogliono fare , ma devono capire che devono utilizzare largamente i ceti creativi , i ceti professionali , i ceti che hanno in mano la conoscenza scientifica a tutti i livelli . Quindi questo è il primo rapporto . Dicevo prima che lo stesso imprenditore si sta professionalizzando , bisogna compiere un passo ulteriore e cioè l’imprenditore parli direttamente con le professioni , parli direttamente con gli ingegneri , con gli architetti , con i biologi con gli scienziati per potere finalmente avere una economia che sia basata sulla scienza , sull’avanzamento scientifico , questo è il punto . Come fa l’imprenditore a fare con dei voli pindarici molto improbabili l’innovazione non la fa , infatti si vede , stiamo precipitando perché non c’è innovazione , e non c’è innovazione perché non ci sono dietro forze , forze umane , forze intellettive , che portino avanti l’innovazione . Questo è il primo punto . Secondo punto e chiudo . Rapporto con i mezzi di produzione : i valori intellettuali in Italia , i valori professionali non sono minimamente sostenuti né dai grandi giornali né dalla televisione e in generale dai mezzi di comunicazione di massa . Sono completamente ignorati come se fossero un fatto del tutto secondario , marginale e per giunta noioso che deve cedere sempre ai quiz e a tutte queste cose . Ma dico siamo un Paese consapevole o siamo totalmente fuori dal mondo ? Perché qua ne va ormai della produzione e della sopravvivenza , ora che questo universo che contiene le forze di lavoro più importanti della società sia totalmente escluso da questi mezzi mi pare una enormità insopportabile. Quindi bisognerà dire ai nostri amici giornalisti che scendano un momento dalle loro astrazioni e dalle loro generiche condanne , sono dei professionisti anche loro in fin dei conti e comincino a esaminare questo problema , questo problema , chiamarli nei convegni , non come si fa con gli uomini politici che con tutto rispetto compaiono , dicono buon giorno e hanno un impegno fuori , ma per parlare delle questioni , per vedere le questioni , per vedere quale peso si dà nei giornali , nella televisione ecc. al lavoro intellettuale , lavoro professionale che è il più importante oggi , che peso hanno gli architetti , i medici , gli ingegneri , i commercialisti , gli economisti ecc. ecc. nella produzione attuale per il benessere delle persone , perché come ha più volte accennato Blair le grandi riforme si fanno quando c’è il denaro per farlo , e il denaro per farlo si ottiene vendendo i prodotti , e i prodotti si vendono quando sono prodotti innovativi , altrimenti non si vendono , quindi c’è un circolo vizioso che ha un carattere per la verità mortale , tremendo in cui bisogna tener presente che la produzione oggi si basa sull’intelletto sulla creatività e quindi sui ceti che esprimono queste qualità. Grazie signori ho finito “.
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dott.a Vilma Iaria : “Ringraziamo il Professore Prandstraller. I rapporti tra media e professioni è un argomento che ci piace e merita un convegno e ce ne faremo carico Professore. Vedo in sala e saluto Walter Anedda Consigliere della Cassa di Previdenza. Passiamo la parola adesso ad Arnaldo Acquarelli che ci dirà degli Ordini e della riforma delle professioni“.
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prof. Arnaldo Acquarelli : “ Grazie Vilma , ringrazio intanto per avermi dato questa opportunità di partecipare ad un convegno così importante per il titolo ma soprattutto per i relatori , mi riferisco soprattutto al Professor Prandstraller veramente perché se prima avevo qualche dubbio a chiamare questa una riforma delle professioni e ora effettivamente mi convinco che non siamo di fronte a una riforma ma semplicemente a un regolamento , ma la riforma che si deve considerare riforma di contenuti la proprio detto ora il Professore . Questa è soltanto diciamo una regolamentazione burocratica che a distanza di qualche secolo per alcune professioni e per la nostra quasi di un secolo veramente è insufficiente e inadeguata perché parla soltanto di fatti burocratici . Quello che veramente mi ha colpito perché è un po’ il mio pensiero effettivamente è che nei contenuti vanno modificate le professioni ; veramente siamo a una svolta epocale , la tecnologia , la globalizzazione sono tutti fatti che effettivamente devono far riflettere e ciò che era vero un secolo fa , due secoli fa , ottant’anni fa oggi non può essere più vero . L’Italia soffre più di altri Paesi nel rinnovare e nel regolamentare le professioni perché come sempre si parte male in Italia , non c’è progettualità , non c’è regolamentazione , noi stessi Dottori Commercialisti e Ragionieri abbiamo sofferto la partenza perché arrivare dopo cinquant’anni alla unione effettivamente , quando poi dall’inizio eravamo allo stesso livello e si facevamo le stesse attività ha comportato una perdita di tempo io ho sempre sostenuto che prima fosse fatta e meglio era questa unione . Dicevo quindi che si parla di riforma ma in realtà dopo aver ascoltato le parole e le riflessioni del Professore mi convinco sempre di più che siamo di fronte ad una regolamentazione , che ha visto tentativi da decenni ricordiamo il tentativo della riforma Mirone che appunto si identificava sull’abolizione del numero chiuso per l’accesso alla professione , maggior controllo disciplinare dato agli ordini professionali , la previsione della nascita di libere associazioni professionali con l’attribuzione al Cnel dell’attività di monitoraggio , l’abolizione del divieto di pubblicità , la nuova disciplina delle società professionali attraverso la previsione dell’apporto di capitali da parte di soggetti non qualificabili come professionisti , l’abrogazione delle tariffe professionali e così via . Molto criticato ovviamente dal CUP , Comitato Unitario Professioni , da più parti il progetto Mirone è stato accantonato , il nuovo governo , colgo appunto e sottolineo le parole di Vilma Iaria non è più una questione di politica ma è effettivamente siamo , lo sapete bene , in Italia con il problema del consenso . Tutto si fa con la politica del consenso , quindi gli interessi proprio vengono abbandonati , vengono emarginati , ma quello che interessa i governanti da qualunque parte è il consenso , la politica del consenso . E quindi gli obiettivi si perdono , tutte buone intenzioni , poi alla fine gli interessi degli italiani , gli interessi delle categorie vengono abbandonati , si perdono nei meandri del Parlamento , nelle stanze nei tavoli , anche il nuovo governo ha tentato di fare la riforma , sembrava … la toccavamo con mano , Vietti , Sottosegretario alla Giustizia si era impegnato , ma anche questa proposta della legge Vietti in qualche modo ha cominciato a perdere sostegno , a perdere condivisione fino a che siamo arrivati addirittura al Commissario , lo accennava prima il Professore , il Commissario europeo alla concorrenza Monti che ha come dire sparato sulla Croce Rossa perché ovviamente bacchetta in modo perentorio il sistema ordinistico italiano , addirittura , denunciando la rigidità , la scarsa apertura , la liberalizzazione , anch’io su questa questione della concorrenza veramente ricordo con Fassino che venne al nostro convegno e ci fu un battibecco con me molto aperto perché si confonde la concorrenza dei prezzi commerciale dalla competizione professionale che è un’altra cosa , ma proprio una mistificazione , usare concorrenza per le professioni significa dire il falso , la concorrenza nell’ambito commerciale s’intende concorrenza di prezzi . E la liberalizzazione va bene perché il cittadino , quando poi i contenuti o i prodotti devono avere ormai certificazioni e quant’altro , quindi è una concorrenza sui prezzi , nulla a che vedere con quello che appunto ci diceva il Professore , con la conoscenza , con veramente l’apporto personale della scienza , della conoscenza che non ha nulla a che vedere non si può abbassare a livello di concorrenza dei prezzi le persone , gli uomini , non è pensabile , quindi è una mistificazione interna di questo veramente , che va rigettata , ma va rigettata forse con quelle espressioni che certo non si addicono ai professionisti , ma che dobbiamo usare perché il linguaggio che colpisce è quello dei sindacati , ovvero scendere in piazza probabilmente perché effettivamente quando si vuole mistificare , quando si vuole soltanto avere consenso , quando si vuole intruppare la gente per poterla regolamentare , per poterla controllare , ecco qui dobbiamo reagire , ma poi c’è un controsenso guardate perché ormai anche le imprese vanno verso la professionalità , ormai , e qui introduco un altro argomento a me molto caro , dovremmo cominciare a ingenerare una nuova cultura che è quella che il dipendente ha una specializzazione , il dipendente ha una professionalità , il dipendente non deve essere più preso in affitto ad ore , perché è questo quello che si vuole , ma li c’è una professionalità e il mondo dell’impresa ormai sta aprendo a diventare attività molto professionalizzante , si fa tutto fuori outsearching , si fa col lavoratore autonomo , quindi quello che diceva il Professore veramente è una verità sacrosanta storica , l’imprenditore domani sarà un coordinatore , un coordinatore di elementi , fattori della produzione , non sarà più un’azienda rigida , ci sono i robot , c’è tutto questo è importante quindi cogliere questo movimento da parte delle imprese e il movimento da parte delle professioni . Sono due entità che andranno a conciliarsi , sono due entità che andranno a incontrarsi perché il mondo è fatto veramente di professionalità , ecco la contraddizione in termini questa mania di essere così rigidi , così conformisti da non permettere l’innovazione , da non permettere questa saldatura fra le professioni e il mondo del lavoro , si va in questo senso non c’è dubbio , l’azienda sempre meno rigida , sempre più elastica flessibile . Il professionista sempre uomo che deve agganciarsi al mondo del lavoro come diceva , alla produzione sicuramente , l’università deve aprirsi al mondo del lavoro ormai ci deve essere veramente una saldatura di queste tre entità università , produzione , professione , ci deve essere una saldatura non possiamo più andare così , è come stare in un treno dentro un vagone e parlare e parlare e non si sa a che velocità si va o dove si va basta guardare poi fuori , bisogna confrontarsi quindi colgo veramente questo stimolo da parte del Professore di trovare altre modalità , altri contenuti per fare la professione , altro che la burocratizzazione che ora ha colto anche l’Unione Europea sicuramente apprezzabile , però vedete quante difficoltà , quanta difficoltà c’è per far capire dove va il mondo perché forse non lo abbiamo ancora capito che il mondo va ad un collegamento inevitabile , un collegamento inevitabile . E allora ritornando un po’ in quella che è stata la storia del tentativo di riforma delle professioni ecco che poi la riforma Vietti si è tradotta praticamente in quei quattro commi all’articolo 2 della legge 35 del marzo 2005 sulla competitività approvata dal Consiglio dei Ministri , che si sintetizza nella previsione del tirocinio ed obbligo di iscrizione agli albi professionali di riferimento per i dipendenti professionisti , previsione che nelle commissione degli esami di abilitazione al 50 % , membri della Commissione , professionisti e altri 50% delle università , previsione della costituzione di nuovi ordini subordinata alla tutela degli interessi costituzionalmente rilevanti , riconoscimento pubblico dell’Associazione di Lavoratori Autonomi e professionisti che svolgono attività che non sono già svolte da professionisti iscritti in albo . Questa proposta ha sollevato sicuramente discussioni , il Cup che ovviamente aveva sostenuto tutto sommato questi quattro commi nell’articolo 2 della legge 35 , c’è stato diciamo sicuramente delle riflessioni perché si pensava che fosse il meno peggio però io devo dire che poi qui c’è stato l’Antitrust che ha fatto di tutto e di più hanno bocciato ovviamente l’Antitrust le associazioni non regolamentate , la previsione di questi commi definita riforma appunto Castelli rilevando che essa viola la libera concorrenza , ne abbiamo già parlato i quattro commi inseriti nel decreto secondo l’Antitrust sulla competitività sono lesivi del funzionamento del mercato dei servizi professionali e ancor più le norme che erano state previste nel maxi emendamento del governo che accompagnava il decreto legge . In particolare si dice fortemente limitativo della concorrenza il principio secondo il quale possono essere riconosciute soltanto le professioni che non svolgono attività tipiche o non regolamentate di competenza degli ordini . L’Antitrust insiste che la previsione per esempio dei soci di puro capitale che farebbe perdere la indipendenza l’autonomia del professionista , ecco l’Antitrust dice “ mah non appare che possa comportare alcun rischio per l’indipendenza dei professionisti “ se i primi sono in posizione di minoranza . Quindi diciamo che c’è stato un addio a questa riforma , lo stesso Vietti in un convegno di un mese fa mi pare , a maggio il 19 maggio , praticamente dava l’addio a questa riforma almeno per questa legislatura poi ci sono ora dei segnali , delle riprese che fanno sperare almeno entro questa legislatura di poter arrivare ad una proposta . Però certamente siamo di fronte ad una grave crisi perché ci sono interessi contrapposti perché siamo , come ripeto sempre ormai da tutte le parti , siamo ad una politica del consenso e non ad una politica delle strategie di progetti per la nostra bella Italia e, perché siamo qui , per le nostre professioni , ora se dobbiamo dare uno sguardo al futuro della professione , delle professioni in genere , la nostra ha fatto da apripista devo dire proprio con questa nostra unione , con questa unione delle due categorie ha fatto da apripista e quindi ha dato così uno stimolo e dei segnali , però strada ce n’è da fare e chi ovviamente scriverà , designerà questa nuova proposta della riforma delle professioni se così la possiamo chiamare ma ritengo che sia soltanto una regolamentazione dovrà veramente pensare a uno strumento per attuare una maggiore concorrenza fra soggetti qualificati , questi sì , se concorrenza sta per competizione sicuramente ma fra soggetti qualificati questo è indispensabile , dovrà prevedere la creazione di nuovi strumenti operativi e questo è … i nuovi rapporti che si devono creare sicuramente con gli Enti Pubblici , con il mondo del lavoro , con la produzione , prevedere la società fra professionisti , garantire un livello qualitativo molto elevato , la presenza di norme deontologiche veramente restrittive a garanzie per il cliente e per un corretto esercizio della professione anche attraverso un sistema di controllo adeguato . È necessario prevedere una serie di percorsi qualificati di formazione professionale continua elevati livelli di specializzazione appunto norme deontologiche restrittive . L’indipendenza del professionista importante e la previsione di compensi che diano garanzia di un adeguato livello della prestazione . Si deve ricordare che l’attività professionale è un’attività basata sul rapporto fiduciario che lega il professionista al cliente da cui deriva la responsabilità che investe il professionista , prestatore d’opera intellettuale della prestazione che è chiamato a svolgere , il cliente da parte sua richiede sempre più competenza , conoscenze , correttezza , ma anche integrità morale e intellettuale . Da questo ovviamente si può desumere l’esigenza di tutelare interessi pubblici impone la suddivisione che ormai esistente fra professioni regolamentate e professioni non regolametate , lo dice l’articolo 2229 del Codice Civile . La tutela dei terzi ha portato l’ordinamento giuridico nazionale a regolamentare l’accesso alle professioni attraverso norme che garantiscano competenza e indipendenza , nonché l’istituzione ecco di Ordini professionali , quindi le motivazioni per cui in Italia esistono gli Ordini professionali è antica , è storica , sta proprio in queste motivazioni di fondo . La tutela prevista nel nostro ordinamento non va considerata in modo garantista dei privilegi corporativi come da più parti si sostiene , quanto la garanzia dell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione , ovvero far sì che le prestazioni professionali siamo rese da soggetti che abbiano l’indispensabile competenza tecnica e indipendenza . Noi dicevo abbiamo fatto da apripista siamo in po’ un modello e per primi abbiamo istituito la formazione professionale continua obbligatoria in modo da mantenere elevati livelli di qualificazione professionali , la rimozione dei limiti alla pubblicità informativa sostenendo che il professionista deve poter promuovere la propria attività economica , mantenendo i limiti che la pubblicità non deve avere le caratteristiche tipiche di quella commerciale , l’abolizione del divieto deontologico ….. interruzione
…. in quanto lo stesso sarà attivato solo nel momento in cui il professionista non garantisca l’attività della prestazione . Io tralascio questa scaletta che mi ero riproposto perché ritengo di dover riprendere invece alcune riflessioni del Professore che mi hanno veramente colpito e che a caldo spero di poter dare un contributo . Io debbo dire che sono rimasto colpito perché effettivamente il mondo delle professioni sta camminando più velocemente di quanto ci accorgiamo o di quanto ci riferiscono i nostri antagonisti coloro che certamente prima volevano l’abolizione degli ordini professionali , in nome di che cosa non si sa , senza rendersi conto che la realtà italiana è diversa , e le origini della costituzione degli ordini professionali è diversa l’origine di quello che è successo negli altri Paesi soprattutto in quelli anglosassoni . Mi rendo conto che la conoscenza è il capitale , è il vero capitale di questa epoca , e la conoscenza ce l’abbiamo noi , la conoscenza ce l’ha veramente il professionista , gli ordini professionali . Cosa dobbiamo fare , io ormai mi rendo conto che lo studio esce dagli studi , cosa vuol dire , che noi non siamo in grado di aggiornarci continuamente , e che dobbiamo anche lavorare , allora come il corpo ha una testa e un cervello , io ritengo che le categorie professionali debbano costituire questo cervello , ovvero questo grande centro di studio del cervello a cui attingere quotidianamente la conoscenza , difenderla questa conoscenza veramente quella dovremmo come dire far pesare sul resto , è la nostra contropartita , è il prezzo che devono pagare gli altri per confrontarsi con noi . Allora io sogno un ordine professionale come il nostro che abbia questa testa , questo cervello che possa veramente indicare la strada a chi vuole veramente essere illuminato , non possiamo disperdere questa conoscenza e frammentarla , ma costruire questa conoscenza , erogarla sicuramente prima a tutti noi e poi che sia un lume , una luce di riferimento per il progresso economico nazionale . Ecco quindi quella saldatura di cui parlavo all’inizio , ovvero questi due mondi che vanno ad incontrarsi come quello della produzione e quello della professione , le produzioni e quindi l’impresa che diventa sempre più flessibile , sempre più specializzata , il mondo delle professioni che certamente deve essere sempre più flessibile e sempre più specializzato , sempre più organizzato , questo sì . Quindi associazioni , società professionali , centro studi nazionale veramente fortissimo di eccellenza , che sia uno Studio Ambrosetti vi ripeto spesso che faccia , che sia il punto di riferimento per i potenti del mondo sembra veramente una stranezza . E come se veramente qualcuno volesse riunire i medici e gli scienziati del mondo pensando di averne la paternità , e dove stanno , ecco quindi che noi abbiamo delle colpe sicuramente , abbiamo delle colpe e non possiamo pensare che sia un regolamento dell’Unione Europea o un recepimento ora di questo regolamento europeo a modificare le nostre condizioni professionali , dobbiamo veramente escogitarle , abbiamo il capitale che è quello appunto della conoscenza , ma un’altra cosa volevo appunto sottolineare perché l’ ho sentita dal Professore sicuramente noi siamo gli unici operatori in campo economico e anche della salute , della sicurezza e quant’altro , che ha adottato l’etica con le norme di deontologia . Deve essere la nostra bandiera , queste norme di deontologia che sono etica , e oggi vedete se ne parla tanto di etica perché è quella che può sconfiggere il problema della Cina , dell’India , dice ma come ? , è quella veramente la possibilità per sconfiggere questa economia , che è un’economia sicuramente primaria ma che non tiene conto dell’etica , non tiene conto degli stackeholders dell’impresa , non tiene conto delle condizioni di vita , e allora se le nostre imprese , e noi professionisti possiamo lanciare questo messaggio alle imprese , di condivisione , ormai l’imprenditore non può essere quello che dice , io oggi faccio questo qui , l’imprenditore deve cambiare cultura perché altrimenti è destinato per quel capitalismo che può veramente fallire deve dire noi oggi e per domani lavoriamo qui e anche per altrove , cioè la condivisione , questo è quello che è la diciamo il nuovo modello economico futuro , che sia condiviso e allora se noi professionisti e noi qui Dottori Commercialisti che abbiamo come dire questo contatto quotidiano per le imprese non ci facciamo superare dal consumatore , non ci facciamo superare dall’impresa che sta gia facendo , operando in questo senso bilancio etico , finanza etica e management , sicurezza e responsabilità sociale , sono tutti segnali che si deve produrre in maniera condivisa e quindi in maniera etica . Noi dobbiamo portare avanti questa bandiera perché questa potrebbe essere veramente come dire la punta di diamante per sconfiggere quelle economie che ancora non adottano non sono in grado e allora quando quelle economie , cioè quegli stackeholders avranno delle pretese , avanzeranno delle condizioni di vita diverse ci sarà un livellamento e quindi forse potremmo risolvere questo grande spauracchio , quindi io , da parte mia sostengo una professione altamente specializzata , ho parlato con il Consiglio Nazionale perché si arrivi a queste sezioni di specializzazione intanto non saranno , come dire non avranno la legittimità ma avranno una visibilità , la università dovrà adoperarsi perché si arrivi a queste specializzazioni che agevoleranno le associazioni professionali , le società tra i professionisti e quindi come dire potranno essere adeguati al mondo che cambia poi volevo dire che non dobbiamo dimenticare questa funzione sociale , io sono d’accordo col Professore quando parlava della terza parte sociale e oggi diventa la primaria . Sicuramente è una categoria quella delle professioni che deve avere una funzione sociale deve essere chiamata al tavolo della concertazione perché siamo le persone che possono contribuire , non dico determinare , ma contribuire sicuramente allo sviluppo economico della nostra bella Italia , grazie “ .
dott. Guido Cogotti : “ Grazie al Professor Acquarelli per il suo intervento “ .
pausa caffè


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dott. Guido Cogotti : “ riprendiamo i lavori con la tavola rotonda coordinata dalla dottoressa Iaria , invito pertanto i partecipanti alla tavola rotonda di prendere posto , grazie “
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dott.a Vilma Iaria:
“Per concludere questa nostra giornata come dicevo all’inizio, sentiremo le opinioni sulla riforma delle professioni, abbiamo soltanto l’Onorevole Maurandi che salutiamo. L’ Onorevole Anedda, invece, non è presente perché rimasto bloccato a Roma per impegni istituzionali.
Salutiamo anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Forense Avv. Piergiorgio Loie e il notaio Cerchi Presidente del Consiglio Notarile di Cagliari, Lanusei, Oristano. Cominceremo dando la parola al politico all’On.le Maurandi.
La passata legislatura ha visto da parte del governo aprirsi una grossa battaglia contro le professioni. Oggi abbiamo due argomenti che ci fanno ritenere un’inversione di tendenza, la prima riguarda la direttiva europea che è per noi importantissima e fa cadere come diceva il Professor Prandstraller tante posizioni tra le quali anche quella del Commissario Monti che ha mostrato una posizione dura nei confronti delle professioni.
Il secondo riguarda la Presidenza Blair che accentuerà la posizione anglosassone sulla professione ovvero maggior forza alle Associazioni di categoria rappresentative dei professionisti. Perché come dice il Professor Prandstraller, professione equivale a creatività e quindi aiuto, in sinergia con l’imprenditore la ripresa dell’economia in genere, dell’economia europea. Ci piacerebbe in particolare sapere oggi da Lei che è all’opposizione, come vede queste novità come le pone quale sarebbe secondo lei il provvedimento da assumere, secondo l’area che lei rappresenta, in merito alle professioni”.
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onorevole Pietro Maurandi : “ Sì io intanto devo ringraziare la vostra Associazione che mi ha consentito di soffermarmi su questi problemi sui quali normalmente non mi soffermo perché mi occupo di altri problemi . E debbo dire che ascoltando le vostre relazioni stamattina e documentandomi sulla situazione come si è sviluppata in questi anni , mi sono fatta un’idea che la riforma delle libere professioni è una difficile opera di governo , di qualunque governo , tanto è vero che i governi della legislatura precedente non sono riusciti a concludere l’iter della riforma delle professioni , ma neanche il governo di questa legislatura ci è finora riuscito e dubito purtroppo che ci si riesca nel corso di questa legislatura che ormai volge al termine . È una difficile opera perché bisogna adeguare la situazione alle trasformazioni economiche e sociali dell’Europa e del mondo di cui avete parlato stamattina , e contemporaneamente bisogna gestire in modo equilibrato interessi diversi che sono in campo , interessi consolidati che si possono anche chiamare interessi corporativi tra virgolette ma sono interessi legittimi , no ? di una situazione consolidata delle professioni e poi perché bisogna garantire l’interesse pubblico che è coinvolto , garantire prestazioni di elevata qualità , di elevato livello qualitativo , garantire la protezione del cliente in un mercato in cui il cliente non è in grado di distinguere le diverse qualità delle prestazioni . Allora io credo che questo spieghi l’ampiezza e la lunghezza e le difficoltà e le oscillazioni del dibattito che ci sono state in questi anni , il risultato è che si gira intorno al problema da molti anni e non si riesce , non si è riusciti fino ad ora a trovare una soluzione che lo affronti con decisione con razionalità e con equilibrio , perché non è questione di colore politico del governo , è questione di complessità obiettiva della situazione . Ora però io credo che in questi anni si sono enucleati alcuni problemi fondamentali , io ho visto alcune proposte di legge che già sono in parlamento del centro sinistra e qualcuna anche del centro destra che individuano alcuni problemi sostanzialmente in comune e credo anche che sia matura la situazione per delineare possibili soluzioni equilibrate , debbo dire la Direttiva dell’Unione Europea che è stata ricordata stamattina aiuta in questa direzione perché fa giustizia di una serie di posizioni chiamiamole così giacobine , io ho una grande simpatia per i Giacobini del ‘700 , ma i Giacobini del 2001 sono una cosa un po’ ridicola insomma , allora bisogna trovare soluzioni equilibrate ; naturalmente molto dipende dal testo che verrà fuori dal governo , perché dopo la fine della proposta Vietti , e dopo anche le vicende del decreto legge 35 , quello del marzo scorso , aveva un difetto fondamentale , a parte che era un decreto che conteneva normative di varia umanità è stato approvato con voto di fiducia e quello è il modo migliore per impedire una discussione seria su tutti gli aspetti dei problemi . Allora vedremo quando arriva il testo del governo se il testo del governo recepisce il livello , la maturazione della discussione che c’è stata in questi anni , oppure presenta ancora delle difficoltà . Personalmente sono pessimista sul fatto che si riesca ad approvarlo in questa legislatura , perché questa legislatura è ormai nella fase discendente , e perché ci sono difficoltà all’interno della maggioranza non perché l’opposizione non abbia difficoltà generali voglio dire , non l’opposizione non abbia difficoltà ma naturalmente è la maggioranza che ha la responsabilità di portare avanti l’attività legislativa e di concluderla . Allora quali sono i problemi . Primo problema gli attuali organi scontata la semplificazione , l’accorpamento , il primo passo è stato fatto , finalmente con la unificazione dell’Albo dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri . La tendenza è a prevedere la costituzione in Ordini , le professioni per le quali è richiesto un iter formativo , un titolo di studio un iscrizione all’esame di stato e l’iscrizione all’albo . Si costituiscono in Ordine , secondo in sostanza quelle professioni che hanno queste caratteristiche secondo la normativa attuale , il problema che un po’ tutti individuano è se si debba lasciare aperta la possibilità delle nascita di nuovi Ordini per nuove professioni oppure no . La posizione nostra per il momento , ma voglio dire essendo aperti si … , è che si debba individuare un meccanismo per impedire la proliferazione degli organi , ma per garantire l’esistenza degli Ordini attualmente esistenti e per quelle professioni sulle quali la legislazione attuale , non quella futura , richiede l’iter che sappiamo . Secondo elemento è che gli ordini non devono servire come strumento di selezione o di protezione della professione , ma devono servire per certificare competenza e per attestare qualità verso il pubblico . E questa è la partita che riguarda le cosiddette professioni regolamentate , il sistema che viene delineato è un sistema cosiddetto duale professioni regolamentate che sono quelle che confluiscono negli Ordini e poi accanto a queste le professioni non regolamentate , cioè quelle professioni che non hanno determinate caratteristiche vengono considerate professioni esercitabili liberamente acquisito il titolo richiesto ma insomma esercitabili liberamente , o con l’iscrizione non obbligatoria ad una associazione oppure senza iscrizione ad una associazione , quindi questo doppio canale che diciamo conserva o che tiene conto , prende atto , rispetta gli Ordini esistenti , e individua un altro canale per l’esercizio di professioni diverse da quelle organizzate in Ordini che non hanno un contenuto di interesse pubblico , e analogo a quello delle professioni organizzate in Ordini , questo doppio canale mi sembra la soluzione prevalente . La domanda che io faccio e che vi siete fatti anche voi nel titolo del vostro convegno , gli Ordini professionali sono un residuo di un’altra epoca , sono una forma di protezione , sono una lobby . Io non credo , gli Ordini professionali servono a garantire quella qualità della prestazione di cui avete parlato anche voi stamattina , a garantire l’interesse di carattere pubblico . Mi viene difficile pensare a un medico per fare un esempio che ci tocca corporalmente da vicino che non abbia , non mi dia la garanzia di professionalità . Io non mi farei mai aprire la pancia da un medico che non abbia garanzie di professionalità . Però questo problema se lo pone molta parte, molta poca insomma una parte dell’opinione pubblica se lo pone , e se lo pongono anche molti giovani , io facevo il Professore universitario prima di fare il deputato , e normalmente i giovani , prima di laurearsi , o prima di fare l’esame di stato si pongono questo tipo di problema : a che servono gli Ordini ? Dopo che hanno fatto l’esame di stato devo dire che non se lo pongono più . Beh questo è comprensibile però è indicativo perché sembra che si dia più peso alla natura protettiva dell’Ordine piuttosto che alla natura della qualificazione della prestazione , e io credo che non dobbiamo abbandonare la natura , l’idea , il pregiudizio se volete , rimuovere i pregiudizi della natura protettiva degli Ordini e esaltare invece la funzione pubblica . Che significa garanzia di qualità e garanzia di formazione , io non ripeto le considerazioni che ha fatto il Professore , che , condivido largamente . Per quanto riguarda le professioni non regolamentate invece , come ho detto libertà assoluta di esercizio e su questo io credo si debba andar con decisione verso questa direzione con un controllo naturalmente sulla iscrizione ed eventuale iscrizione a questa direzione , con un controllo leggero da parte del Ministero , ma insomma qui per vigere il principio di assoluta libertà . Poi c’è il problema delle società di professionisti , credo che questa sia matura la regolamentazione delle società di professionisti . C’è poi il problema della concorrenza che è stato giustamente richiamato da voi , io penso che il problema esista , esista in questo senso , è chiaro che nasce da , mi rendo conto che nasce la richiesta concorrenza delle libere professioni , nasce da un atteggiamento polemico , critico verso le professioni , che ritengo un atteggiamento ingiustificato . Ed è altrettanto chiaro che le società di professionisti , i professionisti e le società non sono in breve perché l’attività professionale si fonda largamente sulla affidabilità del professionista , quindi non ha niente a che fare con l’attività dell’impresa , che è una organizzazione e non si fonda sulla affidabilità di chi effettua il lavoro . Quindi deve prevalere , prevale nel caso delle professioni la qualità , l’affidabilità personale sull’aspetto organizzativo . Insomma si tratta di qualità come direbbero i giuristi non fungibili , quelle di un Dottore Commercialista quelle di un altro , di un Medico quelle di un altro , bisogna rispettare questa cosa . Però si tratta pure sempre di attività economiche , eh , si tratta di attività rivolta a realizzare dei guadagni come è ovvio , giusto e lecito , giusto e fondamentale . Allora dove sta il problema della concorrenza , sta nell’applicare anche alle professioni il principio che si devono rimuovere , non devono esistere cartelli tra professionisti e fra società di professionisti e che non deve esistere il famoso abuso della posizione dominante , questi principi credo che debbano essere affermati , senza ledere la natura di affidabilità personale che è la natura propria della libera professione . Altro tema il tirocinio , io ho visto in alcune proposte , per esempio quella in cui è coinvolta il centro sinistra , ma mi pare anche in quella del centro destra , che si propone che il tirocinio , l’attività di tirocinio sia possibile anche durante il corso di studi . A me pare una cosa importante questa , perché noi dobbiamo avvicinar il momento dell’esercizio , della professione , al momento della laurea in sostanza , personalmente lavorerei molto di più su questo aspetti fino ad inserire totalmente o quasi il tirocinio dentro il corso di studi . Perché , perché l’età dei nostri laureati è già elevata , quando si laureano , e diventa ancora più elevata quando riescono a entrare nel mondo della professione . E questo pesa molto sulla importanza della libera professione di cui parlava il Professione poco fa , nella situazione globale . Ecco io ho fatto queste considerazioni abbastanza rapide e sintetiche perché poi mi piacerebbe partecipare alla discussione , e terminerei con una considerazione finale un po’ di provocazione , perché d’altra parte siamo qui anche per discutere , siccome io non ho mai fatto il professionista , posso permettermi di fare qualche provocazione agli amici professionisti . Sono proprio necessari gli Ordini ? anche per la qualificazione , io ritengo di sì . Però questo problema ce lo dobbiamo porre tutti quanti , non per il presente per cui esistono ragioni serie , fondate , per conservare gli Ordini esistenti . Non basta la laurea per certificare la qualità , non sto parlando della attuale laurea , sto parlando in termini generali . Non dovrebbe bastare la laurea per certificare la qualità , io credo che esistano ragioni storiche e anche funzionale dell’esistenza degli Ordini che vanno rispettate . Però in prospettiva forse , questo non è problematico , forse fatte salve alcune funzioni pubbliche , fatte salva la rappresentanza delle categorie , il principio non dovrebbe essere il libero esercizio della libera professione dietro il titolo di studio della università . Ecco io credo che di fronte a questa situazione la politica abbia un compito importante perché questo Paese , l’Italia , è un Paese spiazzato , spiazzato da molte cose , e la cosa più importante è lo sviluppo delle economie orientali , e anche la fine della comoda svalutazione competitiva della lira . Quando si svalutava la lira si esportava un sacco di roba perché i nostri prodotti costavano meno non perché fossero di migliore qualità . E il problema è che le grandi imprese , avete ragione a polemizzare con le grandi imprese , non tanto sulla questione delle libere professioni , ma perché le grandi imprese hanno preso l’infelice abitudine di puntare soltanto al valore dell’azione , che è una cosa importante ma è una cosa effimera . La cultura industriale , io sono d’accordo con quello che diceva il Professore poco fa , la cultura industriale moderna è passata in secondo piano in questo Paese , e con essa una cultura di visione moderna è passata in secondo piano la ricerca , l’innovazione , l’intelligenza che è l’anima e il motore vero della cultura industriale moderna . Allora se tutto questo è vero direi che l’epoca dei pionieri è finita , di quelli che mettevano insieme quattro cose e facevano l’impresa che hanno avuto una funzione importante , l’epoca dei pionieri è finita servono competenze di alto livello in tutti i lavori e in tutte le professioni compresa quella di imprenditore , e servono capacità intellettuali e conoscenze che comportano ricerca e innovazione . Allora se tutto questo è vero un compito importante , un grande compito attende anche voi , anche le vostre Associazioni e i vostri Ordini ; per dirla con uno slogan di cui mi scuso ma non voglio abusare del tempo che mi è concesso , per diminuire , rimuovere gli elementi di protezione che sono incrostazioni che si formano in qualunque professione e di esaltare invece gli elementi della qualità e dell’innovazione , perché sono quelli che servono all’economia italiana ed europea . Se le professioni sono in grado di fare questo , se gli Ordini professionali sono in grado di fare questo e mi pare che abbiano l’intenzione al di là della legislazione della riforma che pure è un passaggio importante credo che potranno acquisire come dire il riconoscimento pubblico diffuso dell’importanza della garanzia della qualità da parte degli Ordini ; se non si fa questo , cioè se non si passa dalla rimozione degli elementi di protezione , all’esaltazione della produzione di qualità e di innovazione , il sospetto sbagliato secondo me nel grande pubblico che gli Ordini servono per proteggere chi c’è dentro non passerà facilmente , e io credo invece che debba essere combattuto e debba passare ” .
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dott.a Vilma Iaria :
“ Prima di passare la parola a Piergiorgio Loi per sentire il parere degli Avvocati io desidero dare alcune risposte veloci a delle cose che lei ha detto sulla questione oggetto del nostro dibattito. Ha parlato di tirocinio, bene, noi il tirocinio lo abbiamo dovuto inserire perché la Comunità Europea ci ha obbligato ad inserirlo e siamo stati noi a proporre al Ministro Guerzoni un progetto che prevedeva sinergia scambievole con l’università per poter fare iniziare il tirocinio fin dagli ultimi anni di frequenza del corso di laurea. Mi consenta però di evidenziare che nel suo intervento Lei è stato contradditorio. Lei infatti afferma: “che i giovani debbono anticipare il loro ingresso nel mondo del lavoro e debbono essere altamente professionalizzati!!” Onorevole il requisito della professionalità ritiene si possa acquisire sui banchi universitari? credo proprio di no.
Ancora, Lei oggi ha ribadito il concetto di professione protetta, desidero evidenziare per sua conoscenza che noi eravamo nel 1953, 15.000 ed oggi siamo 57.000. Può ritenersi la nostra una professione protetta? A me sembra proprio di no. Le rammento, inoltre che ci siamo autoregolamentati, abbiamo un codice etico, ci siamo imposti una formazione continua. Tutte azioni che avremmo potuto evitare se non ci premesse la professionalità e la tutela dei terzi ma solo la salvaguardia del nostro orticello. Parlando infine di società tra professionisti come si fa, egregio Onorevole, a non capire che il socio di capitale può inquinare l’indipendenza professionale che nel caso particolare dei Dottori Commercialisti e Avvocati diventa requisito primario e di garanzia per il fruitore della consulenza?
Fatte queste poche ma necessarie precisazioni passo la parola a Piergiorgio Loi affinché chiarisca a proposito di cartelli tra professioni e di abuso di posizione dominante, come stanno effettivamente le cose aprendo così un dibattito su quanto affermato dall’On.le Maurandi.
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avv. Piergiorgio Loi : “ Intanto ringrazio Guido Cogotti per l’invito e Vilma Iaria che come sempre è molto cortese , ed entriamo nell’argomento perché i temi che sono stati affrontati sono molti e bisogna operare per flash . Rispondo anche a quelle sollecitazioni che tu mi hai fatto . Primo problema : io credo che due fatti sono avvenuti nella politica di questi giorni importantissimi , primo la Risoluzione della Comunità Europea , o meglio , del Consiglio che poi è stata recepita anche dal Parlamento , che ha posto fine a questo tormentone che ha diviso per tanto tempo , io direi che il dibattito era soprattutto italiano , anche perché da una parte vi erano gli Ordini italiani che premevano e c’era Mario Monti dall’altra parte , ed è stata definitivamente risolta e spero con soddisfazione di tutti con la affermazione che le libere professioni , che chiama professioni intellettuali costituiscono un terzo , come si chiama la parola latina terzus genus , in relazione al capitale quindi al mercato puro e semplice , ai lavoratori e quindi i professionisti lavoratori della conoscenza che come sappiamo vengono individuati dal Professor Prandstraller in varie occasioni . Allora esiste la professione intellettuale , si è detto che si impernia negli Ordini , gli Ordini però devono assolvere solo ed esclusivamente funzioni che coincidono con il pubblico interesse , e io spero che questa che poi non è nient’altro che una sintetizzazione di un percorso che è avvenuto da parte delle autorità europee , laddove si è detto che il sistema ordinistico era compatibile con il sistema del trattato solo quando ricorrono le due condizioni che persegua solo ed esclusivamente finalità europee e che la funzione , chiamiamo di giurisdizione domestica , quindi la competenza esclusiva in materia disciplinare non venga esercitata da Ordini , se gli Ordini hanno anche la rappresentanza politica sindacale dei propri iscritti , io credo che questi due punti siano stati definitivamente chiariti e spero non si ritorni più , almeno nell’ambito della mia professione c’è stata una diatriba che si è protratta negli anni , non si torni più nell’ambito dello scontro fra associazioni sindacali o rappresentative di interessi degli iscritti e il sistema ordinistico ; entrambi svolgono un ruolo nell’ambito delle singole professioni ed è stato chiarito dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa . I punti , lavoratori della conoscenza , ma la conoscenza non è un qualcosa di presunto ma è un qualcosa di effettivamente … è un dato oggettivo , ecco perché noi siamo vissuti per tanto tempo con l’idea che quel titolo di studio garantisse qualità della prestazione , questo non è vero . E primo punto . L’università , ma l’università mi può accertare solo ed esclusivamente livelli professionali fino a un certo punto , non oltre . La riforma universitaria la dove è tesa a creare dei professionisti già pronti per svolgere quel tipo di attività professionale non è una università , perché l’università mi dà semplicemente il titolo di laurea per poter raggiungere , per poter svolgere un certo tipo di attività ma non può accedere ai livelli superiori di professionalità se non attraverso percorsi formativi superiori che garantiscono non la corporazione , ma garantiscono l’utenza , è questo il punto fondamentale . Se noi non riusciamo a coniugare nel rispetto del diritto dell’utenza , non riusciamo a coniugare competenza effettiva e con percorsi e quindi soggetti che riconoscano effettivamente queste competenze noi continueremmo ad avere un mercato dei millantati crediti , cioè chiunque può oggi presentarsi nel mercato , nel mercato del lavoro e offrirsi come esperto in materia di informatica anche se poi ci ha un percorso che nessuno ha verificato , nessun soggetto che agisce nell’interesse dei terzi e quindi del pubblico , ecco che quando rientriamo nell’ambito delle nostre professioni di Avvocati , per i Notai è già diverso perché vi è diciamo un passaggio che è dato da un esame molto selettivo , limitato per cui i problemi sono molto annacquati , ma per quanto riguarda le nostre professioni , le nostre professioni che nel giro degli ultimi vent’anni sono cresciuti , io parlo di quando ho dato l’esame io trent’anni fa circa passavano con commissioni presiedute da Magistrati con la prevalenza di componenti Magistrati in quelle commissioni passava il 6% . Quando le commissioni si sono trasformate perché gli Avvocati giustamente o ingiustamente , o comunque in maniera sbagliata hanno chiesto di poter avere la maggioranza in quelle commissioni dal 6% si è passati a numeri Catanzaro il 99% , e siamo tanto corporativi che non sappiamo neanche difendere noi stessi immettendo chiunque o forse munito di un titolo di laurea negli albi professionali . Questo per rispondere alla sollecitazione , ma dicevo , gli Ordini non devono essere essi stessi i formatori e nello stesso tempo i soggetti che giudicano sulla bontà della formazione . Gli Ordini devono perseguire solo ed esclusivamente la funzione pubblicistica che sia garantito nell’interesse dell’utenza , quindi dei terzi quindi del cittadino , forse è più corretto , che siano garantite la serietà di quel percorso formativo chi ha quel titolo effettivamente può accedere , sono livelli , noi abbiamo per quanto riguarda la formazione e sotto questo profilo io parlo dell’avvocatura che ha una sua specificità , ma abbiamo disegnato un percorso ad ampio spettro , tutti sono incentrati sulla formazione d’accesso come se l’unico vero grande problema per l’utenza fosse quello di limitare il numero degli iscritti , certo c’è anche quello perché troppi vuole dire abbattimento o abbassamento dei livelli qualitativi , però il vero problema è che l’utente ha diritto ad avere un professionista adeguato alla sua domanda . Io non voglio avere il genio del diritto se debbo fare una causa di recupero crediti , ma io debbo avere a disposizione del cittadino un Avvocato che quel recupero crediti melo faccia , lo sappia , lo sappia fare e me lo faccia soprattutto in maniera onesta , cioè che una volta che recuperi non si metta in tasca i soldi recuperati per il cliente . Ecco la funzione pubblicistica dell’Ordine . Io parlo sempre nell’ambito della mia professione , ma essendo abbastanza vicino alla vostra si possono , si possono tranquillamente trasferire anche nella vostra sfera . E allora dicevo non è soltanto un problema di accesso , non è soltanto un problema di formazione permanente che però ci deve comunque essere perché l’analfabetismo di ritorno probabilmente è uno dei mali peggiori che in qualche modo pervade i nostri albi , e non soltanto i nostri albi perché noi che ci confrontiamo con i Magistrati tutti i giorni , bravissimi e brillantissimi studenti universitari che sono diventati Magistrati poi per mille vicende della vita hanno avuto una regressione . Formazione specialistica . Il problema della formazione specialistica per le nostre professioni , ha differenza di quello che avviene per i medici , probabilmente perché il legislatore ha ritenuto che per i medici ci fosse il bene salute , che era prevalente rispetto ad ogni bene , a ogni altro bene tutelabile , a differenza dei medici , le nostre professioni non hanno il riconoscimento delle specializzazioni . Per cui oggi teoricamente un avvocato che si è sempre curato di diritto di famiglia può impugnare un decreto di occupazione o un decreto di esproprio di miliardi di valore di miliardi perché la legge glielo consente , solo perché casomai l’amico , visto che la causa valeva molto ha detto vieni da questo che è un ottimo avvocato saprà sicuramente fare , e questo vale sempre per voi . Allora il problema delle specializzazioni non si può lasciare al far west , noi assistiamo nella nostra professione a milioni di corsi di intensivi full immersion di tre giorni per il conseguimento del titolo specializzativo . Io credo che gli ordini proprio nell’interesse pubblico attraverso anche rapporti con l’università , e così soddisfiamo anche l’esigenza dell’università delle Bassanini e amenità di questo genere . Attraverso questo si possa creare dei percorsi di ulteriore livello di conoscenza nell’interesse solo ed esclusivo della clientela perché se la clientela viene da un avvocato che è bravo in diritto di famiglia perché è esperto , sappia che effettivamente quell’avvocato abbia seguito un percorso formativo che quel titolo gli l’ha riconosciuto , nella nostra proposta poi è più articolata perché prevediamo anche che comunque frequenti studi dove quel tipo di specializzazione sia l’attività prevalente o comunque caratterizzante . Quindi formazione , la formazione è il punto fondamentale , noi abbiamo altro fatto sempre di cronaca abbiamo letto in questi giorni che l’intenzione del , non so se è comune , maggioranza , o minoranza , ma certamente è apparsa in tutti i giornali la volontà di trasferire , cioè operare una sorta di distinzione , le cosiddette professioni regolamentate , sarebbe meglio dire ordinaristiche , rimesse al legislatore nazionale , quindi alla regolamentazione nazionale , mentre invece le altre associazioni , quelle non ordinistiche rimesse alla devolution cioè alla regolamentazione da parte del legislatore regionale . La cosa potrebbe al limite andar bene , se fosse ben chiaro qual è il criterio di ripartizione perché si dice per le professioni non regolamentate potranno svolgere attività non tipiche delle professioni regolamentate . Se noi non arriviamo ad una tipicizzazione , quindi una individuazione perfetta di quelle , noi corriamo il rischio di creare una legislazione concorrente di professionisti concorrenti , io mi rendo conto per noi è un po’ più difficile per quanto riguarda il giudiziario , per quanto riguarda lo stragiudiziario di fatto esiste già al concorrenza , ma in relazione ad altri livelli professionali è potrebbe essere per voi commercialisti , il rischio che possano sorgere tanti piccole associazioni che in qualche modo hanno una tutela legislativa attraverso il nulla osta da parte del governatore locale noi troveremo , potremmo correre il rischio di creare tutta una serie di professionisti senza quelle garanzie di conoscenza che noi abbiamo prima ipotizzato . Detto questo , sollecitato dal Professor Prandstraller che come al solito lui ha questa capacità di farci andare leggermente più su di quello che è il normale livello del dibattito , rispondo che noi come associazione abbiamo avviato una riflessione interna in relazione a quello che sta avvenendo nel mondo , non è soltanto un problema di globalizzazione , certo la globalizzazione , cioè l’apertura dei mercati , l’intersecazione dei mercati europeo , asiatico , americano pone grossi problemi in materia contrattuale , in materia di recupero crediti , in materia di lavoro , in materia di assistenza previdenziale , cioè tutta una serie di chi ha lavorato non so vent’anni in America , torna in Italia , questi vent’anni di contributi ci sono in America o non ci sono ? cioè pone problemi grossi . Ma pone anche problemi ad esempio in materia di famiglia , pensiamo ai flussi migratori , alle nascite sempre , sempre diciamo esponenzialmente più rilevanti rispetto a quello che è il livello di nascita in Europa , delle popolazioni di religione Islamica , il problema della donna nelle società islamiche e il ruolo che invece le società europee riconoscono alla donna , il ruolo dei figli , quando ci sono separazioni l’islamico che fugge col figlio che porta nella società , nello stato di origine dove esistono delle leggi dove non è consentito alla moglie di vedere . Sono tutti problemi di fronte ai quali noi dobbiamo fare i conti , e allora la sollecitazione del Professore è questa : non possiamo noi limitarci a pensare solo ed esclusivamente nel nostro piccolo orticello , o nel grande orticello dalle Alpi alla punta più a sud della Sicilia , compresa la Sardegna , ma dobbiamo ragionare in termini assolutamente , assolutamente diversi più ampi , i rapporti internazionali ci impongono a tutti avvocati , commercialisti ma direi anche notai , tutta la parte contrattualistica oggi non si scambia più , non si scambia più nell’ambito nazionale ma anche internazionale , e non soltanto nell’area così detta della Comunità Europea , ma oltre i confini dell’area della Comunità Europea . Allora se noi non sappiamo cogliere , ma noi come anche i nostri giovani che probabilmente hanno più necessità di capire certi fenomeni nei quali un domani si imbatteranno ; se noi non abbiamo la capacità come associazioni , ma anche come ordini di cogliere di capire di interpretare quello che sta avvenendo e continueremmo a dibatterci sulla necessita o meno degli Ordini , noi non riusciremmo ad assolvere a quella che è la funzione primaria che la società assegna alle professioni , cioè quello di essere sempre pronti come conoscitori effettivi della materia , quindi della scienza , che può essere giuridica o commerciale , di dare risposta al cittadino utente che chiede solo ed esclusivamente una cosa , e quando si rivolge a noi abbia delle risposte che li sono dovute , e per il quale noi esistiamo . Grazie “ .
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dott.a Vilma Iaria : “ grazie Piergiorgio, è inutile che io ti dica che condividiamo quanto da te detto, ribadendo che le battaglie che abbiamo fatto non sono state fatte per difendere gli ordini, ma per difendere l’economia italiana da quella che può essere una consulenza selvaggia, dall’esercizio di professioni abusive e quindi senza regole e garanzie per l’utente. L’Ordine riesce invece a garantire il corretto svolgimento della professione e di conseguenza garantisce il cliente. A Franco Martucci, io vorrei chiedere sempre facendo riferimento a quanto detto dal professore, dato per assodato che l’abolizione dei due albi professionali con lo stesso ordinamento rappresenti un passo verso la semplificazione e che essa sia stata una scelta coraggiosa e sofferta, come ritiene debba essere il futuro della professione? O meglio, è giusto pensare alla professione come lobby?
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dott. Franco Martucci : “ dunque , abbiamo visto che intanto da tutto quello che si è detto stamani , quello che ha detto il professor Prandstraller e il collega Acquarelli di Roma e anche l’onorevole Maurandi e l’avvocato Loi , l’elemento conduttore di queste riforme delle professioni sono l’accertamento della qualità e la formazione . Questi regolamenti diciamo che possiamo dividerli in due parti sostanzialmente , una parte riguarda la regolamentazione vere e propria delle professioni , degli ordini , possiamo lì lasciar perdere perché parliamo di assemblee , organi che costituiscono la struttura dell’ordine , cioè l’assemblea , il consiglio direttivo , il collegio dei revisori , e c’è una parte che riguarda invece la parte sostanziale . Cioè l’esercizio della professione con la qualificazione dell’attività professionale , e questo ormai è un punto fermo , abbiamo detto che la scienza è la base di tutta l’attività futura , quindi le attività intellettuali devono essere alla base dello sviluppo . Su questo binario debbo dire che siamo indirizzati vedendo le varie , le varie componenti sia della riforma della università sia della riforma delle professioni , e primo tassello che è il nuovo ordinamento nostro dell’unificazione Ragionieri e Dottori . E qual è questa linea , tutti parlano fanno riferimento quindi alla formazione , al collegamento dell’università , prima il Professor Prandstraller parlava del collegamento tra università e impresa e ordini , noi abbiamo iniziato ad attuare questo collegamento , non lo abbiamo fatto ancora se non sporadicamente con le aziende , aziende mi riferisco alle associazioni , industriali e di categoria , l’abbiamo fatto con l’università perché qui gia da diversi anni abbiamo attivato dei rapporti di collaborazione tra l’università , parlo della facoltà di riferimento nostra , quindi facoltà di economia aziendale , e l’Ordine dei Dottori Commercialisti , abbiamo coinvolto il Collegio dei Ragionieri . Abbiamo iniziato , anche se ancora non è strutturato questo rapporto perché si parlava di convenzioni quadro tra università e ordini , ancora non mi pare che siano gran che operativi però comunque in quella direzione siamo , siamo rivolti . E quindi abbiamo iniziato ad organizzare sia qualche corso all’università , con molta fatica , perché si cerca di attuare e di cerca di anticipare e di ridurre quel percorso del tirocinio , facilitando la formazione all’interno dell’università . Dall’altro abbiamo coinvolto l’università in quel percorso formativo , organizzando dei corsi per l’esame di stato , che noi già da alcuni anni stiamo facendo , quindi noi questi corsi li abbiamo fatti non solo per la formazione obbligatoria per i professionisti , ma abbiamo diciamo anticipato i tempi e abbiamo iniziato a farlo anche per i tirocinanti . Nella organizzazione degli ordini per il futuro dobbiamo combattere quella sensazione che c’è nel pubblico , dato che tutti pensano che gli ordini professionali siano una casta , una protezione per gli iscritti . Io debbo dire che non è così di fatto , qui a Cagliari abbiamo un atteggiamento molto critico quando andiamo a valutare certe situazioni , parlo di procedimenti disciplinari , liquidazioni , tariffe e parcelle eccetera e valutazione dei corsi di formazione , siamo piuttosto critici perché ci rendiamo conto che dobbiamo avere credibilità dando la sensazione , visto che poi siamo anche noi un ente pubblico , dobbiamo dare la sensazione ai nostri , non mi piace chiamarli clienti , comunque clienti , le persone che usufruiscono delle nostre prestazioni , dobbiamo garantire dare la sicurezza che noi siamo in grado di tutelare gli interessi loro , e gli interessi li tuteliamo andando a valutare le eventuali situazioni critiche che qualche volta si determinano fra cliente e professionista e garantendo anche la professione . Dal punto di vista organizzativo adesso sarà necessario vedere poi il decreto definitivo dell’ordinamento che ha approvato l’ordinamento nostro per valutare quali anche variazioni dobbiamo apportare . Con riferimento a quello che diceva prima , mi sono segnato due o tre punti delle osservazioni che ha fatto l’onorevole Maurandi , già ne ha accennato anche altri colleghi ma volevo fare qualche riferimento anch’io , per quanto riguarda la concorrenza fra i professionisti , anch’io sono d’accordo come diceva il collega Acquarelli che non dobbiamo fare confusione fra concorrenza di prezzi e concorrenza intesa nel senso di competitività . Non siamo assolutamente chiusi nello sviluppo , proprio come incremento di categoria dal punto di vista quantitativo , e qui a Cagliari in particolare perché mentre abbiamo una media nazionale di incremento che è del 4.7-5% di incremento all’anno rispetto alla base degli attuali iscritti , a Cagliari abbiamo un incremento all’ordine degli iscritti che è intorno all’ 8% . Quindi abbiamo una crescita superiore rispetto alle altre regioni , è anche vero che a Cagliari abbiamo una media di professionisti che la più bassa o la più alta vista al contrario d’Italia , perciò abbiamo un rapporto fra abitanti e commercialisti di 1561 , me tre il Lazio invece ad esempio se non ricordo male ne ha 759 che è al lato opposto . Così come anche il rapporto fra imprese attive e imprese iscritte e professionista abbiamo un indice giusto basso , siamo gli ultimi , abbiamo un rapporto invece medio se facciamo un confronto fra aziende e fra società di capitali e professionisti . Noi sotto quest’aspetto stiamo sviluppando quindi il numero degli iscritti all’albo e vogliamo sempre incrementare , cioè da noi chi dà l’esame se ci sono partecipanti e cento superano l’esame , cento vengono ammessi , non c’è questo , questa volontà di proteggere gli attuali iscritti . Il nuovo ordinamento prevede che chi fa la laurea specialistica , nell’ultimo biennio possa fare anche il tirocinio , i primi due anni del tirocinio , e questo certamente abbrevia il percorso per arrivare alla formazione del professionista . Io dico che non sarebbe opportuno fare tutto il triennio perché intanto per fare il tirocinio da professionista ci vuole anche un po’ di continuità che non si può avere sino a quando si stanno ancora facendo gli studi universitari . Quindi bisogna anche concentrarsi sulle materie e avere una preparazione più vasta ; la laurea non è assolutamente sufficiente , basterebbe esaminare , credo in qualunque facoltà d’Italia , credo compresa la Bocconi , basterebbe vedere il percorso di laurea con gli esami le materie che si studiano , e ci rendiamo conto che non c’è un minimo riferimento a quelle che sono le attività professionali . Il nostro lavoro fra l’altro è molto vasto perché spazia dal diritto tributario , al diritto societario , diritto fallimentare , e quindi sotto questo aspetto dobbiamo anche noi andare alla specializzazione ; ma ovviamente dipende dal mercato in cui operiamo , dato che la Sardegna non è Milano , o Roma e non possiamo avere una specializzazione così come ce la hanno loro . Per questo diciamo la laurea va integrata oggi col tirocinio , è probabile che in futuro se l’università si adegua questo possa essere superato , però oggi , siccome la riforma la si sta facendo oggi , il nostro ordinamento è già fatto , è il primo tassello di questa riforma , noi dobbiamo garantire la qualità dei professionisti oggi , credo che passeranno molti anni prima che l’università sia in grado di garantire quella formazione professionale che consenta di svolgere la professione nell’interesse degli utenti , perché si può andare a far danni . Oggi devo dire spesso ci capita di vedere quando facciamo gli esami qualche elemento che non riesce a completare la preparazione che decide , dopo che ha dato due , tre , quattro volte l’esame , di iscriversi alla Camera di Commercio ; quindi se non ci si regolamenta , chi non ha preparazione e qualificazione si iscrive alla Camera di Commercio o in una qualunque associazione è svolge l’attività facendo danni “ .
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dott.a Vilma Iaria :
“ Grazie Franco e lasciamo adesso al notaio la conclusione di questo giro sempre con riferimento all’intervento del politico “.
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dott. Gianni Cerchi : “Grazie , io per prima cosa ringrazio il dottor Cogotti e l’ADC per l’occasione offertami di intervenire in un congresso così interessante . Ho tralasciato di chiosare il testo unificato della riforma delle professioni perché non si sa neppure se mai vedrà la luce almeno in questa legislatura . E io invece mi sono soffermato su una frase che condensa il pensiero del Professore Prandstraller , nella locandina distribuita in occasione di questo convegno si legge : in un sistema capitalistico postindustriale in evoluzione il lavoro intellettuale assume ogni giorno un ruolo sociale sempre , un ruolo sociale sempre più importante per lo sviluppo economico dei Paesi . Questo , mi sono quindi anche proposto , ho cercato quindi di chiarire , in primo luogo a me stesso se questa affermazione è un riscontro immediato nella vita quotidiana di un professionista , qual è il ruolo sociale attuale delle professioni , la mia è una esperienza evidentemente condizionata pur con le aperture e curiosità intellettuali che tento di soddisfare dall’essere un notaio e di appartenere quindi a una categoria , quella dei giuristi pratici ce ci accomuna agli avvocati e su versanti diversi da quelli organizzativi professionali ai magistrati . L’espressione società postindustriale adoperata nella frase , nella accezione più comune ha il significato di società dell’elettronica e dell’informatica nella quale una macchina guidata da un computer svolge l’attività della produzione industriale in precedenza svolta dall’uomo . La rivoluzione determinata dal progresso nel campo dell’elettronica non si limita all’automazione della produzione industriale , ma invece , bensì investe ogni aspetto della vita sociale , in primo luogo quello economico , il commercio il consumo ma anche il campo giuridico e persino quelle , tutte le altre relazioni umane . Tornando al campo giuridico la de-materializzazione indotta dai nuovi strumenti a disposizione dell’uomo è emblematicamente rappresentata dall’uso stesso del termine prodotto , anche con riferimento a entità , presenti i prodotti finanziari la cui materialità è del tutto estrinseca . La crescita della richiesta di servizi , la cui produzione ormai supera i tre quarti ma in Europa anche i due terzi del prodotto interno loro è espressione significativa di tale rivoluzione e rappresenta la vera opportunità per le professioni di offrire un serio contributo contributo allo sviluppo economico intervenendo sia nella fase complessa della produzione in senso stretto , sia in quella del consumo . A fronte di una ricerca crescente di servizi , io mi riferisco al campo in ciò io sono più , in particolare nei campi in cui economia e diritto si incontrano per dare consistenza attraverso la tecnica contrattuale ai beni che non sono sempre solo immateriali e intangibili , perché , faccio un esempio , la multiproprietà , l’appartamento in multiproprietà , prodotto finanziario ha un che di materiale e a fronte di questa richiesta di servizi vi è una offerta di prestazioni professionali addirittura eccessiva . Quando tali prestazioni sono rese da soggetti privi di quelle condizioni tecnica e della formazione anche civile che caratterizza , che dovrebbe anche caratterizzare il professionista , o sono resi da soggetti condizionati dalla organizzazione della propria attività in misura tale da privilegiare l’ordine economico in ogni caso , il danno che ne deriva supera di gran lunga il presunto minor costo , che poi è tutto da dimostrare . Il vantaggio su cui i professionisti abilitati possono ancora contare rispetto a soggetti e organizzazioni fornitrici di servizi professionali , esiste ancora , non solo sul piano della competenza che ci vede , ci accredita ancora un notevole gap che accredita ancora a nostro favore un notevole gap tecnico culturale , ma esiste soprattutto sul piano etico e della solidarietà sociale e va consolidato attraverso l’autonomia professionale e dello spirito di servizio . Per fare un esempio tratto dalla nostra esperienza quotidiana , quella dei notai , il servizio completo , che organizzazioni di commercio immobiliare pretendono di fornire , va dalla ricerca di appartamento all’intermediazione , all’accertamento sulla proprietà e libertà dell’immobile , alla predisposizione del contratto preliminare ahimè al piano finanziario di acquisto , e all’offerta stessa del finanziamento , e infine alla cura del contratto definitivo . Non , credo che non ci si debba illudere perché l’attuale , questo è a qualunque esperto evidente , inadeguatezza del servizio fornito da tali organizzazioni , che superata solo anche se di gran lunga dalla sciatteria del professionista che accetta di porre la firma finale a tutta l’operazione , è probabile , non dobbiamo illuderci che non possa essere sostituita da prestazioni tecnicamente corrette , è possibile che queste organizzazioni acquistino poi quelle competenze di cui ora siamo depositari , anzi è probabile che stia già avvenendo questo . Perciò credo che dovremo immaginare un professionista ancora più attento alle esigenze del comune cittadino indipendente da condizionamenti imposti da cosiddetti soggetti forti e più organizzato , mediante studi che riuniscono anche professionisti di diverse discipline . E su questo punto io vorrei sottolineare quella che ritengo sia sempre stata una conquista importante , e che dopo iniziali perplessità mi ha del tutto convinto , anni fa al Cup aderirono , Comitato Unitario Professionisti aderirono anche i notai , e questo suscitò una certa perplessità , … dice , ma noi notai abbiamo delle specificità , abbiamo la pubblica funzione , cosa centriamo con … , penso che la scelta che abbiamo fatto sia stata ottima , e diciamo che anche nel mio , nell’ambito ristretto delle mie competenze cerco di , di confermarlo , di recente mi è capitata l’occasione di nominare un collegio arbitrale e , la cui , in base al contratto societario la cui nomina era deferita al presidente del consiglio notarile , e ho scelto un avvocato , un notaio e un commercialista , perché credo che siano quelle professioni nell’ambito societario commerciale , e comunque in generale , più generale dell’ambito contrattuale siano quelle tra loro più affini . Comunque le professioni quali i gruppi sociali stabili e strutturanti sono istituzioni del mondo del lavoro , ma anche istituzioni sociali in quanto integranti la struttura socio economica di ogni società differenziata , esse non hanno né esercitano , questo per rispondere al sottotitolo del convegno , neanche attraverso le loro organizzazioni , ordini , collegio , corporazioni che siano , un potere loro proprio . Ma hanno solo quello che , o lo Stato o il mercato relega loro . Il ruolo è la posizione giuridica , sociale , giuridica , economica delle professioni deve trovare il fondamento delle attitudini a soddisfare importanti interessi di singoli cittadini , o rilevanti interessi pubblici . Alcune professioni , tra esse quelle notarili , non sono solo istituzioni sociali , ma anche istituzioni giuridiche parti integranti di quella struttura di quella struttura giuridica all’interno del quale assolvono in estrema sintesi principalmente il compito di prevenire le liti , e la cui confederazione condizione inevitabilmente la funzione professionale stessa , e spiega in qualche misura l’esistenza di un , nel nostro caso di un numero chiuso , che poi è un , una chiusura non totale , anzi di recente è stato innalzato il numero dei notai prevedendo da , uno per ottomila abitanti a uno per settemila abitanti . Credo che tuttora con questa riserva che è stata immaginata per garantire l’autonomia del notaio , lo svolgimento di una funzione pubblica , abbia margine ancora per un ampliamento alla categoria , spero che non mi sentano altri colleghi comunque credo che in sostanza , conoscendo qual è la media nazionale dei redditi dei notai , in realtà l’esercizio monopolistico di determinate funzioni , anche se di altri professionisti non può essere giustificato urgentemente se non in ragione della sua utilità sociale , utilità sociale che deve essere costantemente sottoposta a verifica , sia in generale che nei comportamenti dei singoli professionisti , e questo è il compito degli ordini . Si deve anche tenere conto che lo stato sovrano che , controlla la forza , domina la tecnologia , e l’economia , riconosce solo istituzioni eguali , come gli altri stati , come scriveva , scrive Sabino Cassese , esiste ormai solo in parte , la difesa tende a diventare un compito sopranazionale , affidato poi all’Onu e alla Nato ; la tecnologia , come l’economia è sottoposta a regole transnazionali . Sembra avverarsi lo smantellamento della categoria della sovranità degli stati che esso riteneva dovesse essere compito infinito del giurista , e il diritto statale fatica a tener dietro , anzi è sopravanzato da quella vera e propria fonte normativa che , in una economia globalizzata è diventato il contratto , lo strumento attraverso cui le imprese transnazionali realizzano condizioni uniformi per le loro attività e persino si sottomettono a un controllo di tipo giudiziario mediante procedure di risoluzione alternative delle controversie , qui mi riallaccio a quanto a detto l’avvocato Loi sull’importanza del contratto , ma l’importanza del contratto è tale da costringere qualcuno a definire il contratto ora come , con una definizione che sarebbe stata ritenuta assurda qualche anno fa , come fonte della normativa , anche se è vero che il nostro codice che dice che il contratto ha forza di legge anche se chi lo ha scritto non immaginava certo che ora il contratto per la sua attitudine di diventare regolatore , anche in campo internazionale di situazioni giuridiche potesse assumere tale importanza . Queste sono le ragioni perché l’attività di comunicazione e confronto con gli organi istituzionali , e segnatamente con quello che si definisce il potere legislativo , deve essere trasparente e rispettosa delle reciproche attribuzioni , e deve essere svolta al pari della comunicazione mediatica , dagli organi professionali , oltre che , ovviamente da ogni singolo professionista attraverso la propria , un tempo si diceva specchiata , condotta . Il dibattito sul ruolo nella società moderna delle professioni , sulle prospettive della loro evoluzione , alla loro scomparsa non si è mai interrotto e se oggi appare il segno di una crisi di identità delle professioni sembra provocare disorientamento e inquietudine non solo fra commercialisti e anche all’interno della nostra categoria , si ha una professione destinata a destinata ad estinguersi come altre professioni , non deve ridursi comunque questo dibattito ad un’arrogante rivendicazione della propria specificità e dell’insostituibilità , è necessaria invece la piena consapevolezza che l’esercizio delle attività professionali incide direttamente e indirettamente su beni e valori primari , alcuni dei quali costituzionalmente garantiti e protetti , che spesso , se non sempre eccedono l’ambito privatistico del contatto d’opera professionale . Esperienze internazionali di interventi legislativi diretti a incentivare la concorrenzialità forniscono spesso indicazioni contraddittorie , ad esempio , sempre nel campo notarile , in Danimarca la soppressione del regime dei prezzi raccomandati e del divieto di pubblicità non ha determinata una maggiore concorrenzialità né riduzione dei prezzi , altrettanto è avvenuto in Olanda dove nonostante l’aumento della pianta organica dei notai , i compensi sono aumentati del 12% in quattro anni , né si è notato un aumento di qualità della prestazione . In Irlanda , l’abolizione del divieto di pubblicità per servizi legali e il divieto di accordi con obbligo di risultati o patti di quota lite , ha avuto di effetti così disastrosi da indurre il ripristino della preesistente normativa . Concludo in breve , anche dopo aver ripetuto tantissime cose che sono state dette molto più brillantemente da gli illustri relatori , spetta alle associazioni professionali il potere , il dovere di un controllo severo del controllo professionale , quello strutturale sarà fatto dalle leggi , quello del comportamento professionale del professionista e senza alcuna concessione alla solidarietà corporativa al fine primario di assicurare la qualità della prestazione professionale “ .
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dott.a Vilma Iaria :
“ allora per la par condicio, visto che il notaio ha preso un po’ più di tempo faccio due domande brevissime a Loi e a Martucci e facciamo concludere poi il nostro professore onorevole con due domande che gli andiamo a fare. Piergiorgio, secondo te, noi, al legislatore cosa dobbiamo chiedere ? “.
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avv. Piergiorgio Loi : “ dunque , io credo che sono due cose che dobbiamo chiedere al legislatore , legislatore che ovviamente è portatore di interessi più generali e ovviamente non può essere portatore di interessi particolari come i nostri . Primo : nell’interesse del cittadino , al cittadino dobbiamo garantire delle categorie professionali , come diceva il Professor Prandstraller che abbiano effettivamente la conoscenza del campo nel quale vengono ad operare , quindi dobbiamo garantire attraverso percorsi e riscontri e controlli , valutazioni , verifiche , dobbiamo garantire nell’interesse esclusivo del cittadino livelli qualitativi professionali accettabili . Nell’interesse nostro , beh insomma nell’interesse nostro …. , intanto chiudiamo questo discorso degli interessi corporativi delle lobby , lobby inteso in senso positivo o negativo , ma noi , noi vi chiediamo semplicemente che ci rimuoviate determinati lacci e laccioli che non ci consentono di essere concorrenti nel mercato globalizzato . Da parte nostra cercheremo di fare quello che dobbiamo fare come obbligo nei confronti del cittadino utente , cioè quello di migliorare il livello della conoscenza biondi il livello qualitativo , però liberateci dagli orpelli , da tutta una serie di lacci e laccioli , non so se tutti siamo d’accordo , però quando io mi confronto con i miei modelli organizzativi perché in Italia oltre certi limiti non posso andare perché devo operare sempre e comunque a livello artigianale e io mi trovo poi i colossi degli altri sistemi che possono operare al di fuori di regole con società di capitali , noi ci troviamo per esempio , io non lo so se nella mia categoria tutti sono d’accordo , ma per esempio in America qualsiasi studio legale opera nell’ambito di quota lite che è il normale mezzo di retribuzione del professionista americano . Noi rimaniamo ancora ancorati in questa utopia per la quale si ha l’onorario , il minimo deve essere garantito perché la nostra è un’obbligazione di mezzi e non di prestazioni ecc. Allora io dico mettiamoci , il legislatore se vuole operare deve tenere conto di un mondo che avanza , che è diverso e mettere in condizione il professionista , poi si darà un contenuto a quello che chiediamo , però di mettere in condizioni il professionista italiano di operare in maniera competitiva nel mercato delle professioni mondiale , così avremo anche noi finalmente oltre che un mercato globalizzato dei professionisti quanto meno inseriti nel mondo globalizzato “ .
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dott.a Vilma Iaria :
“ Grazie, Franco tu cosa chiederesti al legislatore “.
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dott. Franco Martucci : “ Per quanto riguarda le professioni , debbo dire , noi abbiamo bisogno , noi , non commercialisti , di tutte le professioni in genere , hanno bisogno di avere una individuazione ben chiara per quanto riguarda quelli che sono i compiti , le funzioni , le attribuzioni che ogni ordine professionale deve avere . Quindi vanno individuate bene queste funzioni , va disciplinata , disciplinato il problema delle associazioni , perché quelle io le vedo come pericolo , non per la concorrenza ma per la confusione che possono ingenerare nelle professioni e negli utenti delle professioni . Le associazioni che svolgono professioni non regolamentate , non tipiche dell’attività ordinistica insomma . Quindi questo principalmente debba essere disciplinato e per quanto riguarda le altre associazioni , comunque vanno regolamentate disciplinate per quelle che sono le funzioni che debbono svolgere le regioni , perché anche lì se non c’è uniformità di comportamento , lo ha detto prima anche l’avvocato , se non c’è uniformità di comportamento da parte delle regioni credo che succederebbe un po’ il caos “ .
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dott.a Vilma Iaria :
“ Grazie, e naturalmente anche chi parla … applauso … ha da chiedere qualcosa al legislatore, fermo restando che io condivido con lei possibili soluzioni equilibrate. Non ho invece condiviso per niente che il decreto sulla competitività parlasse di professioni, che fossimo messi in un calderone che non si capiva bene di che cosa volesse parlare. Io debbo dire che chiederei al legislatore il riconoscimento dei sindacati delle professioni nella pienezza della loro rappresentatività degli iscritti. Perché se come l’Onorevole ha detto l’Ordine rappresenta un ente il compito dell’Ordine sarà quello di tutelare gli utenti e non potrà tutelare quindi gli iscritti.
Perché vede Onorevole, nella veste di parte sociale partecipando ai tavoli tecnici, ho potuto constatare bene quale fosse il nostro ruolo. Le parti sociali, cioè gli altri rappresentanti datoriali, al tavolo di concertazione, non conoscevano il ruolo delle professioni.
I Sindacati delle professioni chiedono pari dignità, noi siamo il braccio operativo degli Ordini insieme, ordini e sindacati delle professioni possono sicuramente dare un contributo positivo all’economia italiana garantendo gli utenti e tutelando i professionisti.
I professionisti rappresentano sicuramente un mondo economico che merita di essere, di avere rilevanza e dignità, similmente ad altre parti sociali che forse hanno meno regole da osservare e danno meno garanzie agli utenti.
Passo a Lei lei adesso la parola per chiudere questa tavola rotonda ringraziandola per aver partecipato a questo dibattito e certa che porterà nelle sedi opportune le nostre istanze. “
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onorevole Pietro Maurandi : “Allora io sono stato stimolato anche dalle cose che ho sentito in questo giro , dalle domande che mi sono state fatte , quindi vorrei tentare di rispondere a tutte , l’ultima questione che è stata posta , riconoscimento dei sindacati delle professioni . Io sono per il metodo della concertazione , noi la mia parte politica , e per il metodo della concertazione , e la concertazione si fa con le parti sociali reali , quindi l’unica discriminazione possibile per il riconoscimento della rappresentanza è l’esistenza di iscritti , avere un sindacato reale , avere la rappresentanza reale o come sindacato o come parte sociale ; allora se questo si riscontra nel caso delle associazioni degli ordini , è evidente che deve essere pari dignità , perché o la concertazione è una cosa seria e riguarda tutte la parti che esprimono la società , oppure non rappresenta niente , e su questo non c’è nessun problema . Sul tirocinio io vorrei chiarire che quando parlavo di questo aspetto , cioè della possibilità di comprendere l’intero periodo del tirocinio dentro il periodo di laurea , parlavo naturalmente di una cosa a memoria futura , futuribile se volete , però io credo che esista questo problema . Noi dobbiamo ridurre il tempo in cui i giovani laureati escono dall’università ed entrano nella professione , perché già escono in un’età troppo avanzata dall’università : infatti non sta sul mercato uno che si laurei a trent’anni e a più di trent’anni , e non sta sul mercato globale uno che entri nella professione a trentacinque anni a trent’otto anni . Allora è possibile questo ? E’ contraddittorio comprendere il tirocinio tutto nell’ambito della formazione post-universitaria ? Io credo di no . La laurea certo che non è sufficiente , ma appunto per questo serve il tirocinio che devono e dovete continuare a fare . Quello che io mi chiedo è : la sinergia con l’università può arrivare fino al punto di esaurire il periodo del tirocinio , durante il periodo del corso di laurea ? Cioè una parte del corso si ritiene dedicata al tirocinio , che si fa dai professionisti , dato che non può farlo il professore universitario . A patto però che il tirocinio si esaurisca durante il corso di laurea . Voi siete d’accordo che bisogna ridurne una parte ; probabilmente per il futuro è possibile arrivare a comprenderlo totalmente ed è un modo di adeguarsi dell’università perché questo comporta la definizione di sinergie con l’università dato ché ci sono problemi di tempi . Sulla protezione , è chiaro che il numero dei Commercialisti e dei Ragionieri si è allargato enormemente , mentre quello dei notai un po’ meno , dato che per il numero dei notai qualche prudenza ci deve essere , perché se un notaio mi sbaglia un atto , insomma la cosa ha effetti per me e probabilmente per le mie generazioni future , quindi è un aspetto molto delicato . Ma voglio dire , non è solo questione di numero nel problema della concorrenza dato che non è sufficiente l’allargamento del numero per garantire quest’ultima . Allora preso atto che il numero soprattutto dei commercialisti , dei medici degli avvocati si è allargato , quello che bisogna affermare , io credo , è che il principio del divieto di accordi di cartello e il principio del divieto dell’abuso di posizione dominante si debba affermare anche per i professionisti . Il notaio citava prima il caso il numero di notai è aumentato ma le tariffe sono salite insomma , in Olanda , e questo a riprova del fatto che non è sufficiente l’allargamento dl numero , che occorre introdurre regole o principi di concorrenze che sono queste , senza confondere i professionisti con le imprese che sono naturalmente un’altra cosa . Sulle società tra professionisti . Allora quale è il problema : evitare che si formino soggetti imprenditoriali che forniscono in quanto tali , in quanto imprese forniscano prestazioni professionali . Ma si devono formare società di professionisti che sono coinvolti , che lavorano essi stessi dentro la società e che possono anche portare capitale , perché il capitale serve per allargare la potenzialità ; però mi chiedo : serve l’apporto di capitale per aumentare la potenzialità del lavoro dei professionisti ? Quello che dobbiamo garantire è che chi apporta il capitale non deve essere un soggetto terzo , me deve essere un professionista che insieme al capitale porta la sua professione , questo è il problema . Io dato che non sono esperto della materia e del settore , nel dettaglio mi sono portato dietro le carte , e ho in mano la relazione ad una proposta di legge che sta per essere varata del mio gruppo parlamentare e c’è scritto nella relazione : è consentito l’apporto di capitale solo da parte di professionisti unitamente alla prestazione professionale e non quindi da terzi , e credo che su questo il problema sia risolto e che siamo d’accordo . Per quanto riguarda la questione delle normative regionali , io sono d’accordo che per ora e che bisogna regolamentarla nella legge nazionale e per evitare , io non sono propenso ad avere venti polizie locali , come nella legge di riforma della Costituzione , venti scuole , e non sono propenso ad avere venti normative sulle società non regolamentate . Quindi credo che questo sia una preoccupazione legittima e che il legislatore nazionale debba definire una norma quadro , all’interno della quale le regioni si devono uniformare in sostanza . Credo che ci sia la possibilità di arrivare dopo tanti anni di discussione e tanti problemi mal posti , come quello della corporazione , della lobbystica che era certamente un problema mal posto , dopo tanto e dopo tanti chiarimenti e anche operazioni di demistificazione oggi oppone più nessuno che pensa che bisogna sciogliere gli ordini , forse c’era qualcuno in passato , forse anche nella mia parte politica , però non c’è oggi più nessuno perché la discussione è stata importante , seria , approfondita , proficua e ha prodotto dei risultati , credo che la direttiva dell’Unione Europea aiuti in questa direzione , perché anche in quella sede sono sfatate posizioni che erano francamente estremistiche su questo piano credo che alcune risultati si sono raggiunti e credo che bisogna continuare su questa strada , cioè che anche gli ordini professionali oltre alla politica naturalmente debbano acquisire la consapevolezza che la loro opera che tutela sostanzialmente un interesse di carattere pubblico deve andare avanti sfatando , riducendo rimuovendo gli elementi , le incrostazioni di tipo corporativo che ancora ci dovessero essere dentro gli ordini e soprattutto nell’opinione pubblica , e lavorando molto invece sulla funzione di assicurare qualità e competenza professionale che è quello di cui il pubblico ha bisogno , e man mano diciamo che la globalizzazione va avanti , il pubblico credo che ne abbia sempre più bisogno perché si avrà sempre più a che fare con rapporti internazionali , con legislazioni diverse dalle nostre , e quindi qui la necessità di avere prestazioni professionali che siano all’altezza della situazione . Credo che si sia fatta molta strada , e io penso che se il governo , anche questo governo , tiene conto dei risultati che si sono raggiunti e del fatto che non ci sia un problema a varare una legge sugli ordini professionali , sulle libere prefessioni , naturalmente se i risultati si allontanano dai livelli di maturazione della giunta , allora il discorso si fa certamente più difficile . Io lavorerò in questa direzione perché si giunga il più rapidamente possibile alla conclusione di questa vicenda, e spero , credo che bisogna arrivare con il consenso degli ordini professionali perché le riforme contro i diretti interessati o anche gli interessati in modo indiretto credo che non abbiano molta strada da fare che bisogna fare con il consenso “ .
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dott.a Vilma Iaria :
“ bene grazie, ringrazio tutti i partecipanti e arrivederci a presto “.
 

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